Currently set to Index
Currently set to Follow
mercoledì 29 giugno - Aggiornato alle 15:50

«Carcere di Terni a rischio radicalizzazione islamica»: Sos del sindacato polizia Penitenziaria

Comandante aggredito da un detenuto, Aldo Di Giacomo: «Serve formazione e rinforzo del personale»

«L’aggressione del comandante della polizia Penitenziaria a Terni ad opera di un pericoloso terrorista islamico trasferito di recente nel carcere umbro introduce seri dubbi sulla gestione dei detenuti in particolare di matrice islamica e terroristica». Così tuona in una nota il segretario generale del sindacato polizia Penitenziaria, Aldo Di Giacomo: «Abbiamo lanciato da tempo l’allarme sul rischio ‘radicalizzazione islamica’ nelle carceri italiane».

Sos del sindacato «Negli istituti penitenziari italiani – aggiunge Di Giacomo – ci sono tra i 12 e i 15 mila detenuti islamici, mentre la cosiddetta classificazione del livello di radicalizzazione risulta ampiamente superata dai fatti. Accade infatti che sono sempre più numerosi gli episodi di detenuti di fede islamica che in carcere oltre a compiere atti violenti contro gli agenti, come è accaduto a Terni, manifestano comportamenti tipici della radicalizzazione islamica, tra i quali inneggiare agli attentati di matrice islamica e mostrare apertamente odio verso l’Occidente. Secondo i dati più aggiornati i detenuti sui quali si concentrano timori di radicalizzazione sarebbero circa 500 suddivisi in tre categorie: segnalati, attenzionati e monitorati. Gli ultimi dati forniti dal ministero alla Giustizia – sottolinea Di Giacomo – sono sicuramente superati da una situazione in forte evoluzione per il continuo e costante ingresso in Italia, specie clandestino, di cittadini extracomunitari di fede islamica (e non) provenienti da vari Paesi per lo più Africani e che poi finiscono nei nostri istituti penitenziari».

Formazione persona carcerario Per il sindacato «è indispensabile – continua la nota – sviluppare in carcere programmi mirati alla formazione di personale che sappia individuare i processi di radicalizzazione dietro le sbarre per aiutarli a distinguere la pratica religiosa, o il riferimento a una particolare concezione dell’islam, dai possibili indicatori di radicalizzazione. Altra nostra richiesta è quella di rafforzare il personale di polizia penitenziaria specie negli istituti dove il numero di detenuti extracomunitari ed islamici è più alto e dove si continuano a verificare episodi di aggressione al personale».

I commenti sono chiusi.