venerdì 24 novembre - Aggiornato alle 12:28

Carcere di Spoleto, in arrivo altri cento detenuti: «Situazione drammatica, intervenga Alfano»

Le condizioni delle carceri umbre tornano al centro del dibattito. Il deputato pd si appella al ministro, e sulla mancanza del garante sale la protesta delle associazioni

Si riaccende il dibattito intorno alle carceri umbre

di D.B.

Le condizioni delle carceri umbre, dei detenuti e degli operatori che lì vi operano tornano al centro del dibattito. A lanciare nella giornata di mercoledì altri due segnali di difficoltà sono il deputato pd Gianpiero Bocci e i presidenti delle associazioni «Antigone» e «A buon diritto». Il primo si appella direttamente al ministro della Giustizia Angelino Alfano in seguito alla notizia dell’arrivo di un altro centinaio di detenuti nel già sovraffollato carcere di Spoleto, mentre i secondi denunciano la mancata nomina del garante dei detenuti appellandosi al presidente Catiuscia Marini.

Altri cento detenuti a Spoleto
«Il ministro Alfano – dice Bocci – intervenga urgentemente per risolvere i problemi di carenza di agenti e di sovraffollamento nel carcere di Spoleto. Nelle prossime settimane un centinaio di nuovi detenuti provenienti da istituti penitenziari campani arriverà nel supercarcere spoletino di Maiano. Questo – secondo Bocci, che sull’argomento ha presentato un’interrogazione – andrà ad appesantire la situazione, già al limite della sostenibilità, del penitenziario». E proprio per discutere della situazione delle carceri umbre la deputata radicale Rita Bernardini insieme a quelli del Pd Marina Sereni e Walter Verini visiteranno il carcere di Capanne per poi tenere una conferenza stampa alle 14.30 all’hotel La Rosetta di Perugia. Alle 16 poi, alla sala della Vaccara, si terrà il convegno «Carcere e territorio, la condizione detentiva maschile e femminile a Perugia» al quale interverranno anche i parlamentari.

Bocci: situazione drammatica «Nel 2010 a Maiano – sostiene poi Bocci ricordando i dati pubblicati nelle settimane scorse da Umbria24.it – si sono registrati tra i detenuti 67 atti di autolesionismo, un suicidio, 6 tentati suicidi, tre aggressioni ai danni degli agenti penitenziari e 59 scioperi della fame. La capienza dell’istituto è di 450 reclusi, ma i dati al 31 dicembre 2010 indicano una presenza di 676 detenuti; le sezioni sono aumentate da 13 a 19, le celle di tre metri per tre, concepite per ospitare un solo detenuto, ne ospitano due e si pensa di inserire anche un terzo letto, lo spazio comune per la ricreazione dei detenuti è stato soppresso per la carenza di agenti di sorveglianza». Una situazione che Bocci definisce «drammatica», con gli agenti penitenziari che «cercano di mantenere, tra mille difficoltà, una pacifica convivenza tra detenuti ma sono costretti a sopperire alla carenza di organico facendo turni massacranti e gli straordinari non vengono loro pagati».

E manca il garante dei detenuti Sulla mancata nomina del garante dei detenuti poi, come detto, si concentrano i presidenti delle associazioni «Antigone» e «A buon diritto», che si appellano ai governatori di Umbria, Emilia Romagna, Piemonte, Puglia, Sardegna e Toscana: «Le condizioni di vita nelle carceri italiane non sono degne di un Paese civile – scrivono nell’appello Gonnella e Manconi -: il sovraffollamento rende difficile esigere il rispetto dei diritti umani e favorire le opportunità di reinserimento. In queste condizioni di vita gli stessi operatori penitenziari fanno molta fatica ad assicurare una corretta e legale gestione degli istituti di pena».

Appello al presidente Marini «Alcune competenze, prima fra tutte quella alla salute, ma anche la formazione professionale e l’orientamento al lavoro – continuano Manconi e Gonnella – sono di pertinenza regionale o comunque territoriale. Anche per questo in alcune regioni sono state prima istituite e poi nominate figure di protezione e promozione dei diritti di coloro i quali hanno la propria libertà personale ristretta o limitata. Da qui l’importanza, ma anche l’urgenza, di disporre in ogni regione di una istituzione a cui i detenuti possano rivolgersi e dalla quale possano ottenere risposte, sostegno, facilitazione all’esercizio dei diritti. Chiediamo quindi che nelle sei regioni si proceda alla nomina di un Garante autorevole, indipendente rispetto all’amministrazione della giustizia, esperto e motivato».

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