Currently set to Index
Currently set to Follow
lunedì 26 settembre - Aggiornato alle 08:00

Bus, cambia il metodo di riparto del Fondo tra i Comuni umbri: ecco chi avrà di più e chi di meno

Nel quadro della nuova gara i criteri entreranno a regime sulla base di step triennali: le novità e la mappa

Un autobus (foto ©Fabrizio Troccoli)

di Daniele Bovi

Un nuovo metodo in grado di rappresentare il fabbisogno di servizi di trasporto dei Comuni, superando l’attuale ripartizione basata su criteri storici che nel corso del tempo ha generato «evidenti e significativi squilibri nella ripartizione delle risorse». Giorni fa la giunta regionale ha deciso di superare lo stallo relativo al metodo di ripartizione delle risorse, indicato nel Piano regionale dei trasporti 2014-2024 ma mai messo in pratica per il mancato via libera da parte dei sindaci: ad alcuni infatti, il nuovo metodo garantirà più risorse mentre per altri ci sarà una riduzione significativa.

TPL, IN UMBRIA GARA SUDDIVISA IN 4 BLOCCHI

Verso la gara La mossa della Regione si inserisce nel quadro della nuova gara relativa al Tpl che, come emerso giorni fa, non sarà articolata più su un bacino unico bensì su quattro lotti; questo, secondo l’advisor ingaggiato dalla Regione, permetterà a Palazzo Donini – che adotterà la delibera su questo punto ad agosto per poi pubblicare la gara entro fine anno – circa 13 milioni di euro. La giunta intende così «superare il vincolo operativo», previsto dal Piano dei trasporti, sulla base del quale serve l’intesa con tutti i Comuni interessati a proposito del criteri di riparto.

GARA IN QUATTRO LOTTI, REGIONE: «NON CI SARÀ TAGLIO DEI KM»

Nuovo metodo Il metodo attuale «è basato – scrive Palazzo Donini – su criteri non obiettivi» che sono il «frutto di stratificazioni avvenute negli anni e non adeguatamente calibrati sull’effettivo fabbisogno di servizi di trasporto»; il risultato è quello di aver alimentato «un’offerta di servizi sperequata e in alcuni casi sicuramente sovrabbondante rispetto alla reale domanda». Quello che si vuole introdurre è invece basato «su indicatori prevalentemente di tipo trasportistico, obiettivi e analitici», prendendo in considerazione «le variabili più rappresentative del fabbisogno di servizi di trasporto, come gli indicatori territoriali, demografici e socio-economici, gli indicatori relativi a poli attrattori e soprattutto gli indicatori di mobilità, assegnando all’indicatore relativo al numero di spostamenti interni con mezzi pubblici il peso prevalente (circa il 50 per cento, ndr) ritenuto a livello tecnico più appropriato in quanto più rappresentativo del fabbisogno di trasporto urbano».

Step triennali Nel complesso, un metodo che tiene conto in modo più preciso dei fattori connessi alla domanda attuale e potenziale ma che produrrebbe «una modifica radicale dell’attuale distribuzione delle risorse e quindi dei servizi offerti ai cittadini di difficile gestione tecnica e sociale». Ecco perché la Regione ha optato per un’applicazione in tre step triennali: per il primo un terzo delle risorse sarà ripartito col nuovo metodo e le restanti con quello storico; per il secondo triennio le quote saranno invertite mentre per il terzo si applicherà integralmente il nuovo metodo; nel frattempo, si procederà mano a mano a una verifica della metodologia «in vista di una sua revisione che possa attenuarne gli effetti».

Chi sale e chi scende Ma chi ci guadagnerà e chi ci perderà? Le risorse del Fondo nazionale vanno ai Comuni con più di 12 mila abitanti, che in Umbria in tutto sono 18. Perugia, che da molti anni chiede una revisione del meccanismo sostenendo di ricevere troppe poche risorse, passerebbe dal 36,89 per cento del totale al 41,79 per cento; Terni dal 18,9 al 17,9; per Spoleto c’è quasi un dimezzamento (dal 9,6 al 5,08 per cento), Città di Castello passerebbe dal 7,18 al 5,12 per cento, Foligno dal 6,23 al 6,4 per cento, Orvieto dal 4,5 al 2,6 per cento, Assisi dal 3,6 al 4,8 per cento. E poi ancora: Todi dal 3,5 al 2,07 per cento, Gubbio dall’1,8 al 3,8 per cento, Gualdo Tadino dall’1,5 allo 0,6 per cento, Narni dall’1,2 al 2,5 per cento e Marsciano dallo 0,7 all’1,1 per cento. Umbria mobilità poi, nel frattempo trasformata in Agenzia regionale, ha messo a punto il criterio di suddivisione dei soldi del fondo tra servizi urbani ed extraurbani: ai primi andrà il 54,6 per cento, una quota molto simile alla situazione attuale.

Costi e ricavi Da sottolineare poi che al momento il rapporto tra costi e ricavi in molti Comuni è ben lontano dal 35 per cento imposto dalla normativa nazionale, con percentuali in certi casi inferiori anche al 15 per cento: secondo i calcoli di Umbria mobilità a Umbertide si parla di introiti di 9 centesimi a km, a Castiglione di 14, a Orvieto di 20 a Spoleto di 24, a Castello e Foligno di 30, a Marsciano di 31, a Gualdo Tadino di 34, a Todi di 35 e ad Assisi di 50. Situazione migliore a Gubbio (69 centesimi), Narni (70), Terni (79) e Perugia (98). Non raggiungere il 35 per cento implica il pagamento di penali costate sei milioni nel 2016 e poi sospese per gli anni seguenti a causa di terremoto ed emergenza Covid.

I Comuni più piccoli Quanto ai centri minori, la giunta proporrà una modifica della normativa regionale sulla base della quale ai Comuni tra cinquemila e 12 mila abitanti saranno assegnati un massimo di 70 mila euro per finanziare «servizi flessibili e/o a domanda», mentre per quelli con meno di cinquemila persone i servizi minimi saranno garantiti dalle corse extraurbane.

Presidio Intanto Cgil e Faisa Cisal si preparano al presidio in programma per il 5 agosto in piazza Italia. La Faisa Cisal in una nota a proposito delle scelte della giunta sul riparto sostiene che che ci saranno Comuni che «perderanno ingenti somme destinate al Tpl, che in alcune realtà ammonterà anche alla metà rispetto agli attuali»; altri «vedranno completamente azzerati i fondi a loro oggi destinati per il trasporto pubblico». La delibera, prosegue il sindacato, «sancisce e calca in maniera chiara questa volontà di sciabolare e seppellire il Tpl in Umbria. I sindaci delle città citate dovrebbero saltare dalla sedia e respingere con tutte le loro forze questa scelta scellerata che ricadrà anche su di essi a prescindere dal colore politico. Un contesto nel quale la figura di protagonista principale lo ha l’advisor ingaggiato dalla regione che a quanto pare sembra sia lo stesso che ha prodotto nel Lazio un progetto risultato fallimentare».

Cisl e Uil Cisl e Uil invece venerdì tornano sul tema della gara ma non solo: «Negli ultimi anni – dicono Gianluca Giorgi (Fit Cisl Umbria) e Stefano Cecchetti (Uiltrasporti Umbria) – si sta vivendo una situazione a dir poco drammatica per i cittadini umbri, con il continuo taglio di corse degli autobus e, di conseguenza, una riduzione di posti di lavoro per questa regione». I sindacati chiedono un servizio più moderno e ricordano che il Fondo nazionale nel 2025 potrà contare su altri 300 milioni: «Non sono solo i 4 lotti – dicono – che ci sembrano irragionevoli in questa regione così piccola, ma soprattutto sono le risorse economiche che verranno investite».

I lotti Per le due sigle sindacali i quattro lotti significano «un ritorno a un passato disastroso, con sovrapposizione di linee, quattro consigli di amministrazione, quattro direttori, quattro officine ed altro. Il nanismo aziendale – affermano – va combattuto in quanto provoca solo uno spreco di risorse, mentre nei grandi player ci possono essere risparmi notevoli». Cisl e Uil pongono infine una domanda all’assessore ai Trasporti Enrico Melasecche: «Se è stata finalmente creata la famosa Agenzia della mobilità in Umbria, con un risparmio previsto di 8 milioni di euro, e se a livello nazionale hanno anche aumentato le risorse al settore e tolte le penali per quest’anno alle regioni che non hanno raggiunto gli obiettivi (penalizzazioni economiche già subite dall’Umbria in anni passati), perché in Umbria si parla ancora di far cassa o, come ci ripete l’assessore, di “sprechi”?».

I commenti sono chiusi.