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lunedì 26 settembre - Aggiornato alle 08:03

Bus, addio gara a bacino unico: Umbria divisa in 4, Regione punta a risparmiare 13 milioni

È questa la novità più importante emersa durante un confronto coi sindacati. Procedura entro fine anno

Un autobus a Perugia (©Fabrizio Troccoli)

di Daniele Bovi

Non più una gara unica e un unico bacino ma un’Umbria divisa in quattro. È questa la notizia più importante, e per certi versi inattesa, arrivata lunedì pomeriggio nel corso dell’incontro tra i vertici della Regione e i sindacati sui trasporti. Fino a questo momento si è sempre parlato di gara unica ma ora la Regione, secondo quanto filtra dalla riunione, ha messo il dossier nelle mani di un advisor che ha suggerito uno spacchettamento in grado di far quadrare i conti.

I conti Attualmente infatti la spesa ammonta a circa 62 milioni di euro, coperti solo in parte (circa 43 milioni) dai fondi nazionali dedicati; a questi vanno però aggiunti altri otto milioni di risparmi, frutto dell’entrata in funzione della nuova Agenzia della mobilità (nata dalle ceneri di Umbria mobilità) che consentirà di non pagare più l’Iva sul Tpl. Secondo il calcolo dell’advisor ingaggiato dalla Regione, la suddivisione in quattro lotti permetterebbe di far risparmiare 13 milioni di euro. Alla fine della fiera, quindi, dalle casse della Regione non uscirebbe più un euro.

La suddivisione I quattro bacini riguarderebbero le corse urbane di Perugia, tutto l’extraurbano, l’area di Foligno-Spoleto e poi quella di Terni. Entro i primi di agosto Palazzo Donini dovrebbe adottare la delibera, mentre la gara dovrebbe vedere la luce entro fine anno, a ben dieci anni dalla scadenza di quella precedente. Quella vecchia (all’epoca i contratti di servizio erano tre, corrispondenti ai tre bacini) risale ormai al 2006 ed è scaduta nel 2012, l’anno in cui è esplosa la crisi dell’ormai ex azienda unica dei trasporti. In attesa della nuova i bus hanno viaggiato grazie a proroghe e atti d’obbligo unilaterali da parte di Province e Comuni; nel mentre, si è andato consolidando il disequilibrio strutturale figlio anche di un corrispettivo chilometrico – quello pagato dagli enti pubblici che appaltano il servizio – irrisorio e fermo da anni.

I sindacati Tutto bene quindi? No perché una volta capite le intenzioni della Regione, Cgil, Cisl, Uil e Faisa-Cisal, arrivate per ribadire le ragioni che hanno portato a proclamare uno sciopero contro il taglio di 2,8 milioni di km, sono saltate sulla sedia: per i rappresentanti dei lavoratori la suddivisione in lotti non consentirebbe «le necessarie sinergie ed economie di scala, ma genererebbe l’innalzamento automatico dei costi. Si pensi – scrivono – a quattro strutture tecnico-amministrative anziché a una unica e così via. Assurdo! Uno scenario preoccupante poiché questa regione viene da tale esperienza che ha portato al fallimento 15 anni fa. Non vogliamo tornare a quella disastrosa situazione e crediamo fortemente a ragion veduta che un lotto Unico sia la salvezza del Tpl in Umbria». Il timore dei sindacati è che a rimetterci, oltre agli utenti in particolare delle aree più periferiche, siano i lavoratori.

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