martedì 23 luglio - Aggiornato alle 19:41

Briccialdi occupato, Pellegrini: «Illegale, sgomberate» ma i docenti restano

I prof: «È legale che lavoriamo senza vedere soldi da mesi?». Interviene l’ex numero uno dell’istituto, Vincenzo Bisconti

La presidente Letizia Pellegrini (foto Rosati)

di Marta Rosati

Briccialdi occupato e assemblea ad alta tensione. Confronto molto acceso quello di lunedì all’istituto, dove puntuale al mattino è scattata la protesta dei prof, alle prese con quattro mensilità di stipendio non corrisposte e un debito di 5,5 milioni che è un ostacolo verso la statalizzazione. A parlare la presidente Letizia Pellegrini che ha definito «sacrosanta nelle motivazioni», ma «illegale» l’iniziativa dei docenti del Briccialdi, nella parte in cui prevede che di notte e nei feriali qualcuno resti all’interno dello stabile di via del Tribunale, che diversamente non sarebbe occupato: «Vi chiedo di sgomberare il palazzo in serata». Al termine di una lunga discussione tra loro però, gli insegnanti hanno scelto di restare: «Non è solo per lo stipendio che abbiamo intrapreso questa iniziativa – hanno sottolineato in assemblea – ma per difendere l’istituzione ternana, noi potremmo essere benissimo ricollocati nei conservatori statali»

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Istituto musicale di Terni Qui, comunque, lezioni e concerti sono garantiti, seppur tra molte difficoltà: «Io non prendo soldi dal 28 ottobre, solo pacche sulle spalle, non è illegale – ha domandato il prof Abbandonanza – che io abbia svolto il mio lavoro e non abbia percepito nulla?». Toni alti anche da altri docenti presenti «sul tavolo del salvataggio del Briccialdi vorremmo avere un ruolo anche noi. Noi – viene evidenziato – abbiamo senso di responsabilità verso la città, che sarebbe l’unica a perderne». In sala anche il vicesindaco Andrea Giuli e l’assessore Marco Cecconi. A loro un prof dice: «Non occupiamo contro nessuno, gli arretrati  creano disagio e noi siamo solo in attesa di risposte rassicuranti. Al vicesindaco  – ha proseguito il prof – chiedo ad esempio, cosa possono fare le istituzioni?». A rispondere durante l’assemblea lo stesso Giuli: «La situazione è in evoluzione anche a livello di sblocco crediti statali a favore degli istituti di Alta formazione, il Briccialdi – ha ribadito Giuli – ha un debito importante e il Comune è in dissesto. Questo il contesto ma se siamo qui e ci mettiamo la faccia è perché la nostra parte la vogliamo fare e la faremo. Invitiamo la Regione a fare altrettanto». A suonare la carica anche la professoressa Paparelli: «Rivendichiamo il ruolo fondamentale del corpo docente, perché alla fine siamo diventati noi i maggiori azionisti. Il fatto che il Miur dica ci sono 2 milioni di euro, senza poi non erogarli a noi non risolve. Conosciamo la situazione, ma siamo stanchi di rimanere in silenzio. Ecco perché abbiamo deciso di occupare».

Assemblea Briccialdi ad alta tensione L’aria è molto pesante, come certificato dalla Pellegrini quando ha detto: «Se credete in questo istituto e nelle sue potenzialità, cerchiamo di resistere. Altrimenti sfiduciate il presidente, dichiariamo il Briccialdi in liquidazione e chiudiamo la porta». Quindi il nodo dei debiti, con la presidente che dice ai prof e agli allievi che «avrebbe dovuto chiudere questo istituto, non posso stampare soldi, posso solo darmi da fare per trovarli e non sempre ci riesco, ma fermarsi oggi che la statalizzazione è finalmente avviata sarebbe una follia». Le parole sono arrivate al termine di un intervento con cui la Pellegrini ha ricostruito i debiti del Briccialdi, che è una mina piazzata sul percorso di statalizzazione: «I dipendenti del Briccialdi erano del Comune di Terni e sono stati fatti transitare all’Istituto, ma dal 2013 il Comune ha iniziato a ridurre il suo impegno, non garantendo ciò che serviva per pagare gli stipendi. Da allora – ha detto la Pellegrini – il Comune ha sottratto 5,5 milioni al Briccialdi ed è ciò che ha generato il debito, ciò che oggi non ci permette di navigare in tranquillità. L’unica altra città che ha il conservatorio in statalizzazione con il Comune in dissesto è Catania, lì – ha proseguito – si dice “aiuto aiuto” il Comune non ce la fa a pagare gli stipendi, c’è un allarme rosso per Catania, ma quello che sta succedendo lì è già accaduto a Terni nel silenzio».

Vincenzo Bisconti Se è vero come è vero che il processo di statalizzazione del Briccialdi parte da lontano, non riesce a rimanere in silenzio l’ex numero uno, Bisconti, che in prima persona ha vissuto il passaggio dei docenti alle dipendenze dell’istituto: «Allora ci si stava adeguando ad una legge dello Stato che, di fatto però, non ha mai definito il percorso di questa trasformazione. Il Comune cominciò a ridurre le risorse, garantendo sempre e comunque un sostentamento, non dovuto, e quando solo si intravide una situazione analoga a quella di oggi, fui io ad occupare l’istituto per accelerare l’intervento delle istituzioni. Queste, oggi, e chiunque abbia un ruolo di responsabilità nella partita, si mettano dalla parte dei docenti. È assurdo che siano gli stessi prof a doversi far carico di una situazione tanto difficile. Eravamo un istituto invidiato da tutta Italia per la garanzia economica fornita per anni e anni da Palazzo Spada anche per mancato intervento dello Stato e oggi, il processo avviato, ha creato uno scenario debitorio ostativo per il compimento del processo stesso. Chi altro dovrebbe saldare quel debito se non lo Stato? Largo alle competenze tecniche e il Briccialdi vada a prendersi quanto gli spetta».

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