mercoledì 18 settembre - Aggiornato alle 03:43

Briccialdi di Terni, rebus riordino. Letizia Pellegrini: «Storta o morta, lo salvo»

Istituto musicale nel guado senza tempi e criteri per statizzazione e razionalizzazione: presidente in pressing pure sul Mef

di Marta Rosati

«Se gentilmente mi dessero una scadenza, mi regolerei di conseguenza e, storta o morta, salverei la baracca. Se invece non c’è reale interesse a mantenere in vita un’eccellenza, forse si attende la fine per darne prova».

Istituto Briccialdi di Terni A parlare più o meno in questi termini è l’agguerrita presidente dell’istituto musicale Briccialdi di Terni Letizia Pellegrini che, seppure ha salutato con soddisfazione l’approvazione della legge sulla statalizzazione, ora chiede lumi alla politica, perché non è tanto chiaro come il governo procederà. Con le risorse messe a disposizione dal Miur, solo una parte dei 18 istituti pareggiati (tra cui il Briccialdi di Terni) saranno effettivamente statalizzati. Quali? Non è dato sapersi, ora come ora potremmo dire buttando la conta. La legge parla inoltre di riordino, nell’ottica di una razionalizzazione, e allora ecco che dall’Ambarabaciccicoccò passiamo a giocare a Risiko perché questo potrebbe significare la creazione di politecnici o l’accorpamento di più istituti. Con il conservatorio Morlacchi di Perugia per esempio? Potrebbe darsi, ma non è detto; le ‘fusioni’ potrebbero avvenire anche tra istituti di regioni confinanti. In ogni caso, il condizionale resta al momento obbligatorio perché il quadro normativo non è dettagliato e allora, giacché c’era, la Pellegrini ha dato qualche indicazione al viceministro dell’economia Enrico Morando, intervenuto a Terni qualche giorno fa.

Letizia Pellegrini Punto primo, la presidente attacca: «Sarebbe un errore anteporre il riordino alla statalizzazione e gravissimo autorizzare il processo solo per una parte dei 18 istituti, senza che siano stati individuati, condivisi e approvati dei criteri perché allo stato attuale la spunterebbero quelli che godono di ‘gruppi di pressione trasversali’ (non meglio esplicitati ma insomma qua nessuno è fesso) o quelli col sostegno e il peso politico maggiore». Frecciatina alle istituzioni locali? Probabilmente sì perché per quanto stiano lottando con le unghie e con i denti la Pellegrini e il direttore del Briccialdi Marco Gatti, non hanno del tutto superato la paura che l’istituto possa chiudere e tra le azioni sulle quali spenderanno maggiori energie ci sono l’attivazione di un tavolo di confronto con le istituzioni locali e i parlamentari umbri e quella di una collaborazione costruttiva e continuativa con la Fondazione Carit, dalla quale il Briccialdi quest’anno ha ottenuto risorse solo partecipando ai bandi emanati da Palazzo Montani Leoni.

Marco Gatti Fin quando il governo nazionale non si doterà di criteri e il territorio non risponderà all’appello di Pellegrini e Gatti, il Briccialdi è da considerarsi nel guado perché poi i due apicali di via del Tribunale non nascondono un velato scoramento: hanno trovato i soldi per chiudere bene il 2017 è vero, ma per costruire un progetto a garanzia di sana e robusta costituzione dell’istituto musicale c’è bisogno di crederci e da soli non possono farcela. La testa però resta alta: «Nonostante gli spettri sullo sfondo, abbiamo garantito un anno accademico senza sbavature. La formazione dei nostri allievi è prioritaria e la professionalità del Corpo docente è un nostro grande vanto. Le famiglie che ci affidano i loro figli per farli studiare, possono dormire sonni tranquilli». Per il prossimo anno ci sono già 300 nuove iscrizioni ma probabilmente ne arriveranno ancora altre fino al 4 settembre. Al Briccialdi studiano anche ragazzi di Perugia, Rieti, Roma e Viterbo.

@martarosati28

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