Currently set to Index
Currently set to Follow
venerdì 12 agosto - Aggiornato alle 17:51

Bonifica del parco Rosselli a Terni, concluse le analisi ambientali: confermata la contaminazione

Risultati degli studi sull’area chiusa dal 2014: «Profili di rischio espositivo da inalazione polveri»

«Si conferma la contaminazione del sito e si evidenziano profili di rischio espositivo da inalazione polveri e di lisciviazione in falda per taluni parametri», si conclude così l’analisi di rischio sanitario-ambientale sul parco Rosselli, condotta dalla società GIAmberardino Srl, incaricata dal Comune di Terni. Il documento arriva a chiusura delle attività di caratterizzazione dei terreni del parco, iniziate lo scorso anno.

Parco Rosselli Chiuso dal 2014, per effetto di un’ordinanza emanata dall’allora sindaco Leopoldo Di Girolamo, il parco è da tempo oggetto di sopralluoghi. In particolare, le odierne analisi sono l’estrema conseguenza di verifiche fatte, all’epoca, in seguito alla messa in sicurezza dell’area – dove molte piante erano, in origine, a rischio caduta -: proprio da queste emerse, infatti, la presenza, nel primo sottosuolo, di materiale antropico. Nel 2021, a distanza quindi di sette anni, iniziarono le indagini sulla composizione chimica del materiale emerso e quindi la caratterizzazione del sito. Lo scopo ultimo era la riqualificazione del parco: questa rientra, infatti, «nel pacchetto di interventi promossi dal comune di Terni denominato ‘Progetto Interest |Terni per Terni Est’, ammesso a finanziamento dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri nell’ambito del ‘Programma straordinario di intervento per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie delle città metropolitane e dei comuni capoluogo di provincia».

Le analisi sul sito Al ‘piano di caratterizzazione’, «finalizzato a valutare lo stato di inquinamento delle ‘matrici ambientali’ suolo e acqua» hanno quindi fatto seguito le analisi chimiche: queste «condotte sul materiale prelevato, hanno evidenziato uno stato di potenziale contaminazione del sito». Nello specifico «la campagna di analisi dei suoli, estesa a tutta l’area del parco, per un totale di 11.300 metri quadrati, ha evidenziato la presenza di materiale di riporto per uno spessore variabile tra i quattro e i nove metri, ascrivibile a materiali da costruzione e a materiali di derivazione siderurgica. Il confronto con le concentrazioni relative alla soglia di contaminazione ha rivelato un superamento per quel che riguarda antimonio, arsenico, cobalto, cromo, nichel, piombo, rame, zinco e idrocarburi pesanti. Le acque sotterranee, invece, presentano un solo superamento e riguarda il manganese».

Le conclusioni dello studio «È stato possibile mettere in luce, per il suolo superficiale, un rischio cancerogeno superiore alla soglia di accettabilità per quanto riguarda il piombo, un indice di pericolo per il cobalto e un superamento per il rischio cumulato outdoor. Inoltre è presente, anche, un rischio per la risorsa idrica; in particolare, per il suolo profondo è legato alla lisciviazione dei parametri: nichel, rame, cobalto, antimonio, arsenico e piombo». I dati sono già stati trasmessi agli enti competenti; solo successivamente sarà possibile definire gli interventi di messa in sicurezza da attuare sul sito, per garantire la futura fruibilità dell’area; nel frattempo l’accesso al parco continua ad essere interdetto.

I commenti sono chiusi.