martedì 28 marzo - Aggiornato alle 08:19

Bollo auto storiche, governo boccia la «tassa forfettaria» approvata dal consiglio regionale

I proprietari delle auto storiche devono pagare

di Daniele Bovi

«La disciplina dei tributi, e dunque anche la determinazione di un elemento fondamentale quale l’oggetto dell’imposizione, è riservata alla legge, in ossequio all’articolo 23 della Costituzione». E’ questo uno dei passaggi fondamentali del documento con il quale nei giorni scorsi il governo ha deciso di impugnare il Collegato al bilancio, approvato alla fine di marzo dal consiglio regionale, nella parte in cui va a modificare le norme relative al pagamento del bollo per auto e moto storiche. La questione è stata dibattuta per settimane, diventando oggetto di polemiche roventi nate dalla decisione del governo (attraverso la Legge di stabilità 2015) di farlo pagare, a differenza di quanto avvenuto in passato, anche ai proprietari di auto tra i 20 e i 29 anni.

L’IMPUGNAZIONE

La decisione A quel punto dopo un lungo dibattito il consiglio regionale ha approvato un emendamento presentato da Renato Locchi (Pd), Massimo Buconi (Psi) e Manlio Mariotti (Pd), che hanno proposto di far partire un nuovo sistema di tassazione dal primo gennaio 2016, dopo che la giunta avrà predisposto un regolamento che individuerà le caratteristiche dei veicoli che possono essere valutati di interesse storico. In particolare con l’articolo 8 del Collegato si introduce il «pagamento di una tassa di possesso forfettaria, in sostituzione della tassa automobilistica ordinaria». A seconda dei kilowatt, occorrerebbe sborsare dai 50 ai 600 euro per le auto e dai 15 ai 120 euro per le moto.

L’impugnazione Il secondo comma poi stabilisce che il pagamento della «tassa di possesso forfettaria» avviene nei termini e con le stesse modalità della tassa ordinaria, con la facoltà, per il contribuente, di versare la tassa ordinaria in caso l’importo risultasse inferiore. Così facendo però, spiega il governo, la Regione «si pone in contrasto con la normativa nazionale in materia di tassa automobilistica». Una tassa il cui gettito finisce nelle casse di palazzo Donini, ma il bollo non è un tributo proprio delle regioni, che hanno in materia limitati margini di manovra; limiti superati nel caso dell’Umbria secondo il governo.

Incostituzionale Le regioni non possono modificare presupposto e soggetti d’imposta, mentre possono decidere (entro certi limiti) aliquote, esenzioni, detrazioni e deduzioni. Al contrario «non possano intervenire nella disciplina del tributo con la modifica della soggettività attiva e passiva, con l’introduzione di esenzioni non previste dalla normativa statale ovvero con l’istituzione di un nuovo regime di tassazione in sostituzione di quello statale». Insomma, palazzo Donini non può spostare i paletti fissati a livello nazionale dalla legge, e quindi l’articolo 8 del Collegato viola la Costituzione nella parte (articolo 119) in cui attribuisce campi specifici di azione alle regioni.

Twitter @DanieleBovi