venerdì 9 dicembre - Aggiornato alle 18:27

Biotestamento, approvata la legge: ecco cosa cambia. Radicali: «Tutto iniziò nel 2011 a Perugia»

Ognuno potrà decidere se e come essere curato. Divieto di accanimento terapeutico e libertà di rifiutare nutrizione. Le reazioni: «Finalmente»

L'aula del Senato

Dall’istituzione del registro per il testamento biologico al Comune di Perugia del 2011 all’approvazione della legge in Parlamento. Dieci anni che fanno esultare, oggi, i Radicali e tutte le associazioni che si sono battute perché l’Italia si dotasse di una legge sul Biotestamento, attraverso la quale cioè ognuno possa dare disposizioni su quali cure voglia o non voglia per se stesso quando non sarà più cosciente. Ma come funziona la legge?

Consenso informato La legge tutela il diritto alla vita, alla salute, alla dignità e all’autodeterminazione di ogni persona e stabilisce che nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata. Per consenso informato si intende che ogni persona ha il diritto di conoscere le proprie condizioni di salute e di essere informata in modo completo, aggiornato e a lei comprensibile riguardo alla diagnosi, alla prognosi, ai benefici e ai rischi degli accertamenti diagnostici e dei trattamenti sanitari indicati, nonché sulle possibili alternative e sulle conseguenze dell’eventuale rifiuto del trattamento.

Rifiuto nutrizione e idratazione La legge sancisce che ogni persona maggiorenne e capace di agire ha il diritto di rifiutare, in tutto o in parte, qualsiasi terapia o di revocare, in qualsiasi momento, il consenso prestato, anche quando la revoca comporti l’interruzione del trattamento. Nutrizione e idratazione vengono equiparate a trattamenti sanitari e quindi sarà possibile chiedere di fermarli oppure, se non accadesse, di rifiutarli. I medici possono opporre obiezione di coscienza, ma la struttura sanitaria dovrà comunque rispondere al desiderio del malato.

No accanimento, sì cure palliative La legge stabilisce anche il divieto di accanimento terapeutico cioè il medico deve astenersi da ogni ostinazione irragionevole nella somministrazione delle cure e dal ricorso a trattamenti inutili e sproporzionati. È possibile, invece, ricorrere alla sedazione palliativa profonda continua, in associazione con la terapia del dolore. Secondo la legge, il medico deve adoperarsi per alleviare le sofferenze del paziente, anche in caso di rifiuto o di revoca del consenso al trattamento sanitario.

Minori Per i minorenni il consenso informato al trattamento sanitario è espresso o rifiutato dagli esercenti la responsabilità genitoriale o dal tutore tenendo conto della volontà della persona minore, in relazione alla sua età e al suo grado di maturità, e avendo come scopo la tutela della salute psicofisica e della vita del minore. Nel caso in cui il rappresentante legale della persona minore o interdetta o inabilitata oppure l’amministratore di sostegno rifiuti le cure proposte, la decisione è rimessa al giudice tutelare.

Come si esprime la volontà Lo strumento per esprimere la propria volontà sono le “Disposizioni anticipate di trattamento” (Dat) che saranno vincolanti per il medico, a meno che il quadro clinico sia manifestamente cambiato in caso di terapie non prevedibili o non conosciute quando compilato le Dat. Le Dat devono essere redatte per atto pubblico o per scrittura privata autenticata o consegnata presso l’Ufficio dello Stato civile del Comune di residenza, che provvede all’annotazione in apposito registro, dove istituito, oppure presso le strutture sanitarie qualora si servano di modalità telematiche di gestione. Possono essere espresse anche attraverso videoregistrazione o dispositivi che consentano alla persona con disabilità di comunicare. Con le medesime forme esse sono rinnovabili, modificabili e revocabili in ogni momento, anche a voce in caso di emergenze o urgenza. Si potrà indicare una persona di fiducia, che rappresenterà il malato nelle relazioni con il medico e con le strutture sanitarie. Al fiduciario sarà rilasciata una copia delle Dat, redatte con atto scritto o con videoregistrazione. Le Regioni che adottano modalità telematiche di gestione della cartella clinica o il fascicolo sanitario elettronico possono regolamentare la raccolta di copia delle Dat. Il Registro nazionale delle Dat, non presente nella legge, dovrebbe entrare nella Legge di Bilancio.

Radicali “Radicaliperugia – associazione Giovanni Nuvoli” accoglie con soddisfazione l’approvazione finale della legge sul testamento biologico in Senato. «È una battaglia decennale – sottolineano il segretario Michele Guaitini e il tesoriere Andrea Maori – che ci ha visto protagonisti insieme a tutti gli altri soggetti dell’area radicale e che aveva già portato nel 2011, in seguito ad una raccolta firme da noi proposta, all’istituzione del registro delle dichiarazioni anticipate di trattamento al comune di Perugia, uno dei primi in Italia a dotarsi di tale strumento e che con l’approvazione della legge in Parlamento troverà finalmente piena efficacia giuridica. In questo giorno di successo ricordiamo e ringraziamo tutti coloro che in questi anni, rifiutando la clandestinità, si sono battuti tra mille difficoltà offrendo il loro corpo per combattere una battaglia che piano piano ha fatto breccia nel cuore e nelle menti della popolazione. Da Giovanni Nuvoli da cui la nostra associazione prende il nome, a Piero Welby, da Beppino Englaro al caso più recente di DJ Fabo. Ora lo sguardo è già rivolto al prossimo passo, la regolamentazione dell’eutanasia». I radicali hanno già raccolto e depositato le firme per una legge di iniziativa popolare in tal senso.

Rometti Il capogruppo regionale dei Socialisti e Riformisti, Silvano Rometti, esprime soddisfazione per l’approvazione in Senato della legge sul testamento biologico, ma anche «rammarico per l’occasione persa dall’Umbria di lanciare un segnale avanzato approvando la proposta di legge sul biotestamento da me firmata insieme al collega Attilio Solinas».

Uaar Tra i promotori della legge anche ‘Unione degli atei e degli agnostici razionalisti’ e Exit. «È il risultato di una lunga e tenace battaglia laica per sollecitare le istituzioni, portata avanti anche con il sostegno delle nostre associazioni – si legge in una nota -. Nel 2012, infatti, insieme a radicali, Luca Coscioni e altre realtà, abbiamo depositato una proposta di legge di iniziativa popolare in Cassazione. Nel 2013 almeno 67 mila sottoscrizioni a quella proposta erano state consegnate a Montecitorio. Ora finalmente, di fronte alla mobilitazione dell’opinione pubblica, il Parlamento ha approvato una legge laica che non si inchina ai desiderata della Chiesa cattolica, consentendo l’autodeterminazione dei cittadini sul fine vita».

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