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sabato 1 ottobre - Aggiornato alle 03:23

Assunzioni bloccate: l’ospedale di Terni perderà 20 infermieri e 12 Oss, a rischio il personale Covid

Sindacati incontrano il neodirettore Casciari: cattive notizie. Cgil e Uil: «Colpevole l’assessorato Sanità della Regione»

Per lo sforamento dei tetti di spesa relativa al personale, all’ospedale di Terni è stato imposto il blocco totale delle assunzioni, compreso il turnover. È l’inquietante notizia confermata dal direttore generale Andrea Casciari ai sindacati di categoria, sconcertati per il decadimento del Santa Maria, certificato dalla rivista americana Newsweek. «Questo stato di cose – denunciano Giorgio Lucci, segretario generale della Fp Cgil di Terni, e Mauro Candelori, segretario della Uil Fpl di Terni – comporta il mancato rinnovo dei contratti di 12 Oss, figura professionale spesso poco menzionata, ma la cui importanza è fondamentale per la cura del malato. Inoltre, entro l’anno, per vari motivi, l’azienda perderà circa 20 infermieri ed è in forse il rinnovo del personale Covid pari a circa 30 unità. Rimangono così ‘in forse’ i processi di stabilizzazione possibili con la legge Madia per l‘anno 2023. Così come rimangono “’in sospeso’ le nomine dei primari in almeno 10 strutture importanti, direttori che sono elemento essenziale per una buona organizzazione e una ripresa di attrattività dell’azienda per le regioni limitrofe».

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Ospedale Terni «Se ad oggi la situazione dell’ospedale è a dir poco precaria – commentano Lucci e Candelori – da qui a qualche mese potrebbe implodere, con la conseguenza di un’ulteriore riduzione dei servizi e chiusura di reparti. Del colloquio avuto con il direttore abbiamo apprezzato la trasparenza sui dati, che confermano purtroppo quanto da tempo andavamo dicendo: l’azienda ha una grande maggioranza di indici di performance del tutto negativi, appesantiti anche dal mancato filtro del territorio (quindi della Usl 2), che di fatto ha imposto all’azienda un carico di lavoro enorme a partire dal Pronto Soccorso. Vista l’impossibilità per ora di implementare il personale, due sono i filoni di intervento che l’azienda ospedaliera intende seguire: una rivisitazione dell’organizzazione interna, che necessita di una forte e costante collaborazione della dirigenza medica, in particolare per ovviare al fenomeno dei letti nei corridoi e delle liste di attesa; e un rinnovato e fattivo rapporto con l’Usl 2, a partire da una maggiore presa in carico dei pazienti cronici a domicilio, con un utilizzo totale e diretto dell’ospedale di Narni e del centro geriatrico per i pazienti con malattie croniche, che non necessitano di una assistenza particolarmente complessa.

Le intenzioni di Casciari «Come sindacato confederale – concludono i due sindacalisti – abbiamo preso atto della volontà del dottor Casciari di lavorare per invertire questa tendenza, e non faremo mancare la nostra collaborazione, ma già da ora diciamo che per questa complicata operazione non può mancare il sostegno anche economico della Regione, cioè del soggetto che ha una grande responsabilità su quanto accaduto in questi ultimi anni. Il colpevole è l’assessorato alla Sanità di Palazzo Donini. Verificheremo quindi se quanto accaduto è solo frutto di incapacità gestionale, oppure, come spesso abbiamo detto, c’è la ferma volontà di depotenziare questa azienda per favorire una presenza delle strutture private almeno nelle discipline più remunerative. Valuteremo nelle prossime settimane quali saranno nello specifico le azioni correttive che il direttore generale vorrà attuare, deve però essere chiaro sin da subito che non accetteremo passivamente altri eventuali sacrifici a carico del personale e dei cittadini ternani».

Parola ai vertici del Santa Maria In merito alla nota diramata dai sindacati l’azienda ospedaliera Santa Maria di Terni in serata ha precisato: «Per quanto riguarda il personale, nel corso dell’incontro è stato confermato che l’azienda rispetta in pieno i dettami della legge Madia in merito alle stabilizzazioni. Sul fronte delle assunzioni, su cui l’attenzione del Santa Maria è sempre massima, è stato rappresentata la necessità di un processo comunicativo/autorizzativo regionale, al fine di garantire le esigenze di assunzioni nel rispetto dei tetti di spesa».

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