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giovedì 19 maggio - Aggiornato alle 06:35

Asili nido e scuole materne, Consiglio di Stato accoglie ricorso della Regione: «Restino chiusi»

Ribaltata in 48 ore la decisione del Tar, i giudici: «Consentite misure più restrittive anche a causa delle varianti»

Una scuola materna (©Fabrizio Troccoli)

di Chiara Fabrizi

Il Consiglio di Stato accoglie il ricorso della Regione Umbria e conferma la chiusura di asili nido e scuole materne fino al 21 febbraio (salvo proroghe), così come previsto dall’ordinanza della presidente Donatella Tesei che ha istituito dall’8 febbraio scorso la zona rossa rafforzata in tutta la provincia di Perugia e in sei comuni del Ternano (ora ridotti a due). Ribaltata, dunque, in 48 ore la decisione del Tar dell’Umbria che aveva parzialmente accolto il ricorso di alcuni genitori, dando il via alla riapertura di nidi e materne che soltanto alcuni Comuni avevano previsto per mercoledì.

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Asili nido e scuole materne Nel decreto dei giudici amministrativi di secondo grado si legge, come evidenziato dall’avvocato della Regione Umbria Anna Rita Gobbo, che «è consentita l’adozione di misure regionali più restrittive di quelle statali allorché ciò sia coerente con i dati scientifici raccolti nel monitoraggio quotidiano della situazione del contagio» e «la cabina di regia nazionale individuava già in data 3 febbraio 2021 l’esigenza di rafforzare le misure di restrizioni già adottate dalla Regione Umbria, e ciò con speciale riguardo alle aree provinciali e comunali maggiormente colpite».

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Consiglio di Stato accoglie ricorso Regione Nel provvedimento della Terza Sezione viene evidenziato anche che «il 5 febbraio 2021 la stessa cabina di regia, riscontrata la presenza sul territorio di varianti del virus (cosiddette varianti inglese e brasiliana) raccomandava ulteriori misure restrittive, estensibili anche alla scuola per l’infanzia e ai nidi, nella provincia di Perugia e nei comuni della provincia di Terni dove vi erano evidenze dell’agente patogeno “con mutazione». A incidere nella decisione del Consiglio di Stato è stata anche la comunicazione del «Dipartimento di prevenzione del ,inistero della Salute ha evidenziato che la “variante inglese” a causa della maggiore trasmissibilità deve imporre l’isolamento di focolai e che vi è stata evidenza di aumento di contagi della “variante inglese” tra bambini e adolescenti».

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«Restino chiusi» Per il presidente della Terza Sezione, Franco Frattini, dunque, «a seguito di tale indicazioni scientifiche, e della classificazione come “zona rossa rafforzata” del territorio perugino, appare coerente, con la assoluta necessaria precauzione rispetto al contagio e alla necessità di non interrompere il piano vaccinale, la misura di sospendere fino al 21 febbraio 2021 anche i servizi scolastici per l’infanzia». Il Consiglio di Stato ricorda anche che per i più piccoli «è nota l’esenzione dall’obbligo delle mascherine, ma non per questo essi appaiono, dalle sopracitate evidenze scientifiche sulle “varianti” del virus apparse in regione, immuni dal periodo di contagio, con connesso rischio di trasferimento in ambito familiare». Ergo: accolta l’istanza cautelare della Regione con il conseguente ripristino, fino al 21 febbraio 2021 e salvo proroghe, della efficacia dell’ordinanza di chiusura temporanea anche degli asili nido e scuole per l’infanzia.

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Toniaccini Anci Stando a quanto deciso dal Consiglio di Stato i sindaci, attraverso l’Anci affermano che a «seguito di indicazioni scientifiche e della classificazione di “zona rossa rafforzata” del territorio perugino, appare coerente la misura di sospendere fino al 21 febbraio» e «che si sta agendo, sempre dati scientifici alla mano, nell’esclusiva tutela del bene primario dei cittadini». Il presidente Toniaccini aggiunge che «occorre agire in modo tempestivo e preventivo. I bambini e gli adolescenti ora non sono più immuni al virus e ne sono colpiti in numero elevato e crescente, contagiando anche gli altri membri della famiglia. Dobbiamo evitare tutto ciò», ha concluso.

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Il capoluogo A Perugia intanto lunedì è stata pubblicata l’ordinanza con cui il sindaco, Andrea Romizi, conferma fino al 21 febbraio la chiusura di asili e scuole dell’infanzia. Nel documento viene sottolineato il «grave aumento di contagi» negli ultimi mesi: dai 555 attualmente positivi del 31 dicembre si è passati ai 2.030 di lunedì e, nello stesso periodo, i decessi sono stati 79, mentre i ricoveri sono passati da 36 a 145 (da 3 a 20 in terapia intensiva). Per quanto riguarda in particolare i più piccoli, nella fascia d’età da zero a sei anni Perugia è passata da 88 casi ogni 100 mila abitanti di dicembre ai365 del 7 febbraio; dati «presumibilmente» collegati alla diffusione delle varianti. Un quadro di fronte al quale u«na riapertura dei suddetti servizi appare quindi suscettibile di accrescere la diffusione dell’infezione, con possibili incrementi dei casi e dei focolai e, dunque, con rischio per la stessa tenuta del sistema sanitario».

L’appello In vista della riapertura nel frattempo sono oltre mille le firme raccolte in pochi giorni sotto l’appello, diffuso il 10 febbraio, tramite il quale alcuni genitori umbri chiedono «misure urgenti per scuole aperte e sicure». Il documento è stato spedito lunedì alla presidente Donatella Tesei, all’assessore all’Istruzione Paola Agabiti, al prefetto Armando Gradone e ad Antonella Iunti, dirigente dell’Ufficio scolastico regionale. In sintesi vengono chiesti un ulteriore efficientamento dell’attività di screening condotta con i test antigenici e la ripresa, a partire dal 21 febbraio (giorno in cui scade l’ordinanza della giunta regionale), di tutte le attività in presenza.

Lo screening In particolare, per quanto riguarda lo screening vengono chiesti test bisettimanali per docenti, personale e studenti: «L’effettuazione di uno screening così organizzato – scrivono i genitori – permetterebbe, attraverso una costante raccolta di dati, un’analisi più capillare e reale della situazione epidemica; l’individuazione di studenti positivi, oltre a permettere il tempestivo isolamento degli stessi e ad impedire la formazione di focolai, svolgerebbe una funzione di sentinella all’interno delle famiglie, contribuendo così al contenimento della pandemia e permettendo al contempo un ritorno di bambini e ragazzi ad una vita più adeguata ai loro bisogni educativi, psicologici e sociali».

@chilodice

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