di Marta Rosati

Anpis ha compiuto vent’anni il 7 dicembre 2020 e a capo dell’associazione nazionale, da cinque anni c’è il 54enne di Terni, Mauro Nannini. Il Covid ha messo in stand by l’attività per circa un anno e la festa per il ventesimo anniversario si terrà il prossimo settembre a Vieste in occasione del consueto appuntamento ‘Sottosopra’, raduno delle realtà aderenti all’associazione che, per volere soprattutto del numero uno Nannini, ha recentemente cambiato denominazione: da Associazione nazionale delle polisportive per l’inclusione sociale, ad Associazione nazionale per l’inclusione sociale. Non solo sport, non necessariamente malati mentali. «Il nostro motto è di accoglienza totale: ‘Liberi di giocare, voglia di giocare’, dove l’espressione del singolo non solo è possibile ma è centrale». Laddove le istituzioni si fermano alla cura sanitaria, Anpis mette il cuore per i diritti degli emarginati.

Maruro Nannini Membro del Cda della cooperativa sociale Actl, ancora operatore, per scelta, da 31 anni, Mauro lavora all’interno della Comunità alloggio, è coordinatore del Centro giovanile Sant’Efebo e del Centro pronta accoglienza (Cpa) di Terni. Nella sua vita ha incontrato centinaia e centinaia di storie di degrado sociale, violenza, disagio familiare, disagio economico. È stato per vent’anni scout, nel corso dei quali ha conosciuto anche la sua attuale moglie, dalla quale ha avuto due figli; è stato formatore regionale dei capi scout. Cresciuto nel mondo del volontariato, è stato nel direttivo del Cesvol, presidente del consiglio d’istituto della scuola Marconi, membro della consulta provinciale dello sport. Ha toccato con mano situazioni delicatissime e con spirito francescano ha teso la mano.

Non solo AnpisNella mente, tanti ricordi; nel cuore, la storia di tutti; negli occhi due vite in particolare: quella di Bruno e quella di Valentina. L’uno, di Ancona, recentemente scomparso, durante un evento dell’Anpis: «Era gennaio 2020, nell’albergo in cui eravamo a fare festa. Mi disse ‘A San Valentino vieni con tua moglie da me, che andiamo a mangiare il pesce’, ma morì quella stessa notte. Eravamo tanto legati, lui affetto da schizofrenia, era stato protagonista del docufilm Liberelum girato in Argentina, era l’archetipo didattico dell’Anpis. Se n’è andato a 58 anni, non c’è stato nulla da fare, mi ha fatto tanto male». Nel cassetto delle battaglie vinte invece, quella di Valentina: la storia di una giovane che Mauro conosce in casa famiglia e che ad un certo punto della vita finisce nel tunnel della droga. Convinta ad entrare in comunità, c’è un momento in cui pensa di non farcela e vorrebbe mollare. «Andai a San Patrignano con un collega, passammo un’intera giornata a confrontarci con lei, sull’importanza di quel percorso, sull’opportunità di uscire dalla schiavitù dell’eroina e si covinse. Oggi è sposata, ha un bambino e gestisce un agriturismo». Storie che mettono i brividi.

Progetti europei Storie che con l’esperienza Anpis a livello nazionale e con sguardo rivolto all’Europa, nel bagaglio d’esperienze di Mauro moltiplicano. L’ingresso nel mondo Anpis, è avvenuto con l’esperienza della polisportiva Baraonda onlus di Terni. «L’associazione – racconta a Umbria24 – conta ad oggi 60 associazioni su tutto il territorio nazionale. Dal mio avvento, 5 anni fa ho puntato molto sulla progettazione europea e ci siamo subito aggiudicati un bando Erasmus plus per 120 mila euro, siamo arrivati quinti in Italia con una proposta di scambio internazionale di buone pratiche sportive non agonistiche, teso a dimostrare i benefici dell’attività fisica nei pazienti anche cronici. Anpis è capofila in Italia; nel progetto sono inoltre coinvolti Slovenia, Regno unito e Germania. A Frascati e Ancona sono in programma due eventi conclusivi del progetto il prossimo autunno, dopo alcuni focus oltre i confini nazionali ai quali Anpis ha partecipato. Tutto il materiale redatto nel corso di tali appuntamenti sarà trasmesso all’Università di Oxford che elaborerà i dati per uno Studio sui benefici che le pratiche sportive in questione apportano ai pazienti, 60 circa quelli coinvolti nel progetto avviato nel 2020 e segnato ovviamente da uno stop, ragione per cui vedrà la sua conclusione solo nel 2022».

Anpis 2021 Tra gli appuntamenti dell’anno in corso, nell’agenda Anpis riveste grande importanza il soggiorno dall’11 al 17 settembre al Pugno chiuso resort di Vieste, parentesi ludico-sportiva ‘Sottosopra’ per festeggiare il ventennale dell’associazione, pallavolo e calcio statico saranno le principali attività. Ma il benessere che Anpis vuole assicurare ai propri soci non passa solo attraverso lo sport: «Esattamente. Per questo da Associazione nazionale delle polisportive per l’inclusione sociale, abbiamo adottato la denominazione Associazione nazionale per l’inclusione sociale perché oltre lo sport, attraverso quello ma non solo, per i più emarginati della società, i paria, rivendichiamo diritti, al lavoro, alla famiglia, al tempo libero. Band musicali e laboratori teatrali, agricoltura sociale e borse lavoro hanno negli anni accompagnato l’attività oltre la pratica sportiva. Anpis si rivolge a tutti coloro che vengono esclusi da un contesto sociale relazionale». Mauro, dopo una vita trascorsa nel volontariato è entrato nel direttivo nazionale dell’associazione passsando per la polisportiva Baraonda onlus: «Le due realtà avevano in sé le mie due anime, essendo anche ex calciatore e campione di ping-pong regionale ’82-’83».

La salute mentale e i diritti Girando l’Italia in lungo e in largo e vivendo da sempre a Terni, con l’esperienza Anpis ancor di più, il 54enne ha maturato una convinzione: «La politica è cieca e sorda ai temi della salute mentale. Il budget destinato ai più fragili è totalmente insufficiente e, se da un lato il Paese vanta passi da gigante come la legge Basaglia, dall’altro dobbiamo affermare con tutta onestà che la cura e la medicalizzazione non bastano, servono diritti. Ecco per cosa si batte l’Anpis, e nessuno è paziente. Per noi operatori, le persone coinvolte  sono soci, ragazzi, atleti. Quando presentiamo i progetti non ci limitiamo a dire che tipo di disturbo presentano, ma accompagniamo ad ogni scheda, nome e cognome, perché anche quello è un modo per valorizzare la persona. E su certe tematiche non c’è politica che tenga, la salute mentale, e il diritto alla salute in generale, non ha colore politico ma oggigiorno non è riconosciuto e rispettato a dovere, è riservato a chi ha i soldi, tra privatizzazioni, liste d’attesa e quant’altro; il Covid più che mai ha messo a nudo tutte le criticità del sistema». Tra le varie esperienze di vita, Mauro ha vissuto anche quella di consigliere di Rifondazione comunista ma quando opera in nome e per conto di Anpis non c’è credo politico di mezzo tanto più ora che non si sente rappresentato da nessun partito o movimento.

La formazione cattolica A segnare il percorso di Mauro, oltre alla ‘guida’ di alcuni sacerdoti, senza dubbio l’incidente sportivo che subì Carlo Catalano a Torre Maggiore, alpinista e speleologo del Cai Terni, suo amico, finì sulla sedia a rotelle, era il 1983. «Sono sempre stato molto legato a lui e ho cercato di aiutarlo e supportarlo come meglio ho potuto». Dopo varie vicissitudini Mauro entra a far parte della  cooperativa Actl nel 1990 e ancora oggi lavora come operatore. Alla domanda ‘cosa significa aiutare gli altri?’ il numero uno Anpis con un sorriso rivela: «Sono molto legato al messaggio Francescano per cui è dando che si riceve. Sono cattolico, ho vissuto lodi, vespri, digiuni, ero ministro dell’eucarestia scout. E se mi sono avvicinato ai movimenti politici di sinistra è per il riconoscimento dei diritti. Oggi sono disorientato. Ma di una cosa sono certo: aiutare gli altri è assicurare almeno il diritto alla speranza, quello alla felicità al momento non mi pare purtroppo possa essere garantito».

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