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sabato 26 novembre - Aggiornato alle 10:04

Alluvione di settembre, per i danni servirebbero decine di milioni che per ora non ci sono

Tema affrontato in consiglio regionale, Melasecche: «Ci sarà interlocuzione per cercare di coprire tutte le necessità». Protezione civile, serve accelerare su aggiornamento della normativa

Un'azienda danneggiata dall'alluvione a Pietralunga

di D.B.

Servirebbero molte più risorse di quelle a disposizione per i danni provocati il 15 settembre scorso dall’alluvione in Alto Chiascio. Il tema è stato affrontato martedì in consiglio regionale dove il vicepresidente dell’assemblea, il dem Michele Bettarelli, ha presentato un’interrogazione. Con l’atto Bettarelli chiede di conoscere a quanto ammontano i fondi, se ne saranno richiesti di ulteriori e con quali criteri saranno distribuiti quelli a disposizione. A inizio novembre il governo Meloni ha riconosciuto lo stato di calamità solo per Gubbio, Pietralunga, Scheggia e Pascelupo, escludendo gli altri comuni che ne avevano fatto richiesta alla Regione (ovvero Costacciaro e Montone).

Le risorse Con una determina dirigenziale sono stati stabiliti gli importi e le procedure di richiesta e di rendicontazione delle stesse. In tutto nel documento si parla di 172 mila euro per interventi urgenti, come ad esempio il ripristino dei servizi pubblici, la rimozione dei detriti e così via: 60 mila per Scheggia e Pascelupo, 50 mila per Pietralunga, altrettanti per Gubbio e 12 mila per Gualdo Tadino. «Tali importi, però – ricorda Bettarelli – risulterebbero insufficienti a coprire gli ingenti danni». Stando a quanto spiegato in aula dall’assessore Enrico Melasecche, «da una prima stima per il ripristino della viabilità, degli argini, dei letti dei fiumi, servirebbero decine di milioni», che al momento non ci sono. «Ci sarà una interlocuzione tra Regione, Dipartimento della Protezione civile e Ministero – ha assicurato Melasecche – per cercare di coprire tutte le necessità». Dialogo che «proseguirà per andare incontro a queste esigenze».

I danni Sulla base dell’ordinanza della Protezione civile, che individua la presidente come commissario, entro 45 giorni andranno definite le ulteriori misure e gli interventi urgenti per il sostegno al tessuto economico e sociale. «Sarà necessario svolgere – ha aggiunto Melasecche – una ricognizione dei danni subiti da abitazioni, attività economiche e beni culturali. I 600 mila euro impegnati dal Dipartimento nazionale sono quelli che avevamo coperto con le nostre risorse. Ora quella cifra potrà essere utilizzata per i Comuni che non hanno avuto copertura dal livello nazionale». Nella risposta a Bettarelli poi Melasecche ha sottolineato che «emerge di nuovo il problema della legge regionale sulla protezione civile, che non abbiamo ma che ha avviato il suo iter». Tema, anche questo, affrontato martedì in aula.

Protezione civile Allo scopo di approfondirne i diversi aspetti il consiglio ha deciso di rinviare in commissione la mozione di Bettarelli con cui si chiede di aggiornare il sistema di protezione civile. Stando a quanto previsto da un decreto legislativo del 2018 – che ha ridefinito i contenuti, le finalità e la rilevanza del sistema nazionale di soccorso – il nuovo codice regionale andrà approvato entro sei mesi. «Come è noto – ha detto Bettarelli – l’Umbria si colloca storicamente tra le regioni più esposte alle calamità naturali e quindi necessiterebbe di un sistema aggiornato e maggiormente potenziato al fine di essere attrezzato a tutti i livelli per dare il sostegno necessario alle comunità sia in fase di monitoraggio, di allerta, di soccorso che di ricostruzione. Nonostante ciò in materia di protezione civile la nostra regione sconta ancora forti ritardi riguardanti il mancato adeguamento della propria normativa rispetto a quella statale aggiornata già dal 2018».

La legge «Alla prova dei fatti – ha proseguito – al di là delle dichiarazioni pronunciate da alcuni assessori sul tema, la giunta, ancora oggi, non ha preso in considerazione l’ipotesi reale di un aggiornamento del sistema. Da ultimo anche il presidente della Seconda commissione, ha recentemente manifestato la necessità di procedere celermente all’adeguamento della normativa regionale umbra in materia. Come dargli torto. Peccato che grazie alla loro inerzia l’Umbria è tra le poche regioni a non avere un quadro normativo in linea con il sistema nazionale. Serve, come lo stesso Melasecche ha avuto modo di affermare, un budget minimo annuo per sostenere le necessità causate da eventi atmosferici sempre più differenziati e frequenti».

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