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domenica 17 ottobre - Aggiornato alle 23:07

Hikikomori e autolesionismo, l’allarme del life coach: «Droga usata come medicina»

Da Terni a Yale e Cambridge per studiare le subculture giovanili di tipo deviante, Trivelli: «Torniamo alla dimensione umana»

Il life coach Giulio Trivelli

di Marta Rosati

Una laurea in Scienze sociali per la comunicazione interculturale e una laurea magistrale in Sociologia conseguite presso l’Università degli studi di Perugia, nel suo curriculum vanta esperienze di ricerca presso l’università di Yale negli Stati Uniti e altre università americane dello stato del Connecticut, ha studiato e approfondito la sua formazione come youth e life coach a Cambridge; si tratta del ternano classe 1985 Giulio Trivelli.  Un aspetto fresco e giovane, un ciuffo ribelle e uno studio in corso Tacito 50 a Terni, con le pareti azzurre, una scrivania, un divano e un piccolo cagnolino. Lì c’è la sede dell’associazione Inter Alma di cui è fondatore e presidente.Cosa fa? Intanto in un’intervista rilasciata a Umbria24 lancia un allarme di disagio sociale che investe gli adolescenti di oggi e si manifesta in diverse forme: «Gli hikikomori ne sono una espressione, sono le subculture giovanili di tipo deviante».

DISAGIO GIOVANILE SECONDO IL LIFE COACH: VIDEO

Giulio Trivelli «Ho fatto ricerche sugli emo, ho approfondito i nerd, il cosplay, chi fa giochi di ruolo. Ho studiato il mondo giovanile e continuo a farlo ogni giorno perché l’evoluzione di certi fenomeni è impressionante, tant’è che quando mi si è presentato il primo caso di Hikikomori io non sapevo fosse Hikikomori, la ricerca sta sempre un po’ indietro perché studia qualcosa che deve prima manifestarsi». Come già spiegato dalla dottoressa Sonia Biscontini, psichiatra e responsabile del Dipartimento per le dipendenze della Usl 2 di Foligno, con il termine giapponese si intende l’isolamento, quello che alcuni giovani praticano entro le mura della propria stanza talvolta consumandovi anche i pasti: «Scambiano il giorno per la notte, passano giornate intere a giocare alla Play – spiega Trivelli – e finiscono per perdere qualunque interesse per la scuola, lo sport, le relazioni interpersonali». Non sarebbe sufficiente punirli? «Quando un genitore si trova davanti ad una situazione di questo genere, difficilmente arriva a prendere decisioni drastiche come togliere i videogiochi al proprio figlio, perché soffre la pressione del fallimento e magari necessita già di aiuto anche lui. Sarebbe opportuno innanzitutto che la famiglia tornasse ad essere educatrice, mamme  e papà devono evitare in qualunque modo di essere fan del proprio figlio convincendolo sia bello, forte, unico e irripetibile».

L’adolescenza dei tempi post-moderni Cosa fa un life coach? «Intanto – chiarisce Giulio – non vuole sostituirsi a psicologi o psichiatri e fa bene anche a chi è felice perché di fatto aiuta le persone ad avere una vita migliore perché gli permette di ritrovare dentro di sé quelle risorse per ottenere quello che vogliono attraverso una metodologia mirata e specifica». Al giovane Trivelli piace soprattutto aiutare i ragazzi: «Sui giovani la sfida è più complessa perché l’adolescenza è già di per sé complicata, fatta di tensioni verso la maturità (quindi l’emancipazione e l’indipendenza) e il radicamento al senso di protezione di cui godono i bambini. Questa fase di passaggio, oggigiorno, è costellata di problemi perché le varianti opzionali di scelta sono infinite e non è semplice, c’è chi finisce in uno stato di paralisi; la mia adolescenza (Giulio ha 32 anni Ndr) è medievale rispetto a quella di un 13enne del 2017». Con la sua associazione Giulio Trivelli lavora a Terni e racconta di aver avuto a che fare anche con diversi casi di autolesionismo: «La fuoriuscita del sangue paradossalmente lenisce il dolore, perché quello interiore è più grande. Chi si taglia è incapace di esprimere le proprie emozioni, non sa tradurre i propri sentimenti».

La droga e gli smartphone Cosa si può fare per tirare fuori i giovani da questo disagio sociale? Riportarli nella dimensione umana, fargli riscoprire la bellezza dei rapporti interpersonali senza emozioni appiattite su uno schermo touch screen, perché i social si sono riempiti di faccine ma cosa pensa chi sta dietro lo schermo io in realtà non lo so. È assolutamente necessario poi abbassare l’asticella della competizione, la modella patinata o la star hollywoodiana non possono essere i modelli di riferimento perché altrimenti i giovani tenderanno a sentirsi sempre più inadeguati e sempre più spesso faranno ricorso alle droghe: «C’è un consumo spaventoso di stupefacenti tra giovanissimi, sembra la panacea di tutti i mali. Sul ‘mercato’ – denuncia – ce ne sono di tutti i tipi e i giovani si bruciano pensando di superare ogni ostacolo prendendo una o l’altra sostanza. Se vogliamo aiutarli dobbiamo cambiare la cassetta degli attrezzi, non possono essere tutti deviati, ci sono problemi di fondo».

@martarosati28

 

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