mercoledì 17 luglio - Aggiornato alle 06:32

Allarme alcol tra i giovanissimi: «Si inizia anche a 11 anni e le famiglie spesso cadono dalle nuvole»

Intervista al professor Vaudo: «Tante ragazzine bevono per farsi accettare correndo rischi altissimi. Come uscirne? Senza sottovalutare e lo sport può fare molto»

di Ivano Porfiri

«Prima si iniziava a 14 anni, oggi l’età è scesa fino a 11 ed è preoccupante l’incremento tra le ragazze». Non sono solo gli ultimi dati Istat a dirlo. La conferma viene anche dai medici delle strutture sanitarie umbre, come Gaetano Vaudo, direttore della struttura complessa di Medicina interna del Santa Maria di Terni e direttore della scuola di specializzazione in Medicina dello sport e dell’esercizio fisico dell’Università di Perugia.

Professore, gli ultimi dati Istat ripropongono il problema dell’abuso di alcol tra i giovanissimi con l’Umbria ai vertici nazionali tra le ragazze. Trovano riscontro nella sua attività clinica?
«I dati Istat che avete pubblicato purtroppo coincidono perfettamente con la mia esperienza di medico. Negli ultimi anni si è alzata molto l’incidenza dell’abuso di alcol tra i giovanissimi. Quella che prima era un’esperienza tipica della fascia 14-18 anni, oggi si è abbassata fino agli 11 anni, come riportano anche studi a livello europeo. E, ahimé, devo confermare anche il coinvolgimento in modo crescente del sesso femminile».

INTERATTIVO: GLI ITALIANI E L’ALCOL

Quale tipo di abuso alcolico è più frequente tra gli adolescenti?
«Sicuramente il cosiddetto ‘binge drinking’ come emerge anche dai dati Istat ovvero l’assunzione di più superalcolici, perlopiù gin e vodka mescolati a succhi di frutta o altri analcolici che ne mascherano il sapore. La somma di dosi piccole ma consecutive va a comporre un tasso alcolico rilevante senza quasi accorgersene ma con effetti devastanti».

Cosa porta ragazzi così giovani a bere?
«Sicuramente ci sono cause ‘sociali’ associate al gruppo, infatti sono frequenti nei weekend ma aumentano nei periodi di vacanza quando l’happy hour diventa quasi quotidiano. Bevendo si ha la sensazione di omologazione, di sentirsi adeguati e accettati».

Un tempo era più frequente nei maschi. E le ragazze?
«Le ragazze vivono una fase adolescenziale più precoce e anche, spesso, più difficile. Nei gruppi misti, dunque, bere porta disinvoltura, sensazione di fiducia e fa superare anche l’insoddisfazione per il proprio corpo. In un certo senso, rompendo i freni inibitori, fa sentire più attraenti».

Le famiglie sono coscienti di questi comportamenti?
«La stragrande maggioranza li ignora e resta esterrefatta quando lo scopre. Spesso, infatti, la scoperta avviene al pronto soccorso a seguito di una intossicazione alcoli acuta, tipica del ‘binge drinking’. Da parte dei genitori, però, devo dire che rispetto al passato c’è meno di sottovalutare e, quando il problema emerge, si cerca di affrontarlo».

Quali effetti può dare l’abuso di alcol su corpi così giovani?
«Molto gravi. Ci sono dati dell’Oms che dicono che chi inizia a bere prima dei 16 anni ha un rischio quattro volte maggiore di diventare etilista. Gli effetti si dividono in acuti e cronici. I primi sono la depressione che segue l’euforia, con rallentamento ideomotorio che può arrivare fino al coma, ma anche effetti acuti neurologici e respiratori. Quelli cronici riguardano la sfera psichica in età evolutiva con possibili epilessie, demenza precoce. Come pure danni cerebrali, cardiovascolari, gastrointestinali. Ma l’alcol riduce anche la fertilità e fa ingrassare, specie per le ragazze porta ad accumuli adiposi alla vita, tipici del maschio, e pertanto riduce la femminilità».

Per le famiglie, come va affrontato il problema qualora emergesse?
«Innanzitutto, non sottovalutando. Già al primo episodio è bene attivarsi. Il confronto con un medico è utile, ma per problemi di questo tipo è lo psicologo che può aiutare a capire cosa c’è davvero alla base. Perché spesso è l’accettazione sociale che porta a bere, ma sotto possono nascondersi anche problemi familiari. Una valutazione multidimesionale è dunque l’approccio corretto».

E la via di uscita da un alcolismo precoce quale può essere?
«Per ragazzi e ragazze in questa età è importante avere figure di riferimento positive, che possono essere amici o anche medici che possano veicolarli verso attività che diano stimoli verso cui indirizzare gli interessi e le energie. Penso ad attività culturali oppure lo sport. È importante mettere al centro la persona e fargli scegliere ciò che è più consono a lui o a lei. Lo sport può dare molto, che sia di gruppo o individuale. Quando si innesca questo meccanismo, è la mia esperienza di medico che lo dice, ci si allontana da problema e si riesce a rimuoverlo anche in modo definitivo».

I commenti sono chiusi.