giovedì 27 febbraio - Aggiornato alle 21:02

Addio a Silvana “mamma coraggio”, il marito: «Sei il mio Cavaliere, nostra storia per sempre straordinaria»

La lettera del giornalista Paladino letta in Duomo dove venti anni fa i due si erano sposati

Silvana Benigno

Di seguito riportiamo integralmente la lettera che il giornalista Fabrizio Paladino ha scritto per la moglie Silvana Benigno, la mamma coraggio, strappata alla vita da un male terribile. A leggerla domenica durante i funerali è stato il collega Massimo Zangarelli.

Tutto è iniziato qui, al Duomo di Città di Castello, poco meno di 20 anni fa: lo avevi scelto tu, la prima volta che eri arrivata qui. Mi avevi detto: voglio che sia lo scenario per il nostro matrimonio. Lo so io il perché. Ti eri fatta una promessa. Ora, qui, nulla finisce: il nostro percorso andrà avanti per sempre. Perché la nostra storia, come disse un mio maestro del giornalismo, è davvero una storia straordinaria.

Ci siamo conosciuti per caso e tu, dalla Sicilia, sei arrivata quassù perché, quando ti mettevi in testa un’idea, nulla poteva farti tornare indietro. Da quel giugno del 1998 la nostra vita è cambiata, evidentemente in meglio: in poco più di due anni è arrivato il matrimonio e, pochi mesi dopo, Federica. Me lo ricordo quel momento: furono davvero lacrime di gioia, quella gioia di essere genitori. Un’emozione bellissima, portata avanti con amore e sacrificio, soprattutto all’inizio quando entrambi non avevamo ancora un lavoro stabile. Portata avanti fino a oggi. Insieme.

Sì, perché nulla si ferma, nonostante adesso siamo qui, in tanti, ad avere lacrime di dolore. Un dolore troppo grande per essere vero. Eppure, insieme, ce l’abbiamo messa tutta. Tu col sorriso, con la forza, il coraggio, col messaggio che hai dato a tutti quelli che soffrono nell’avere a che fare con questa malattia. Fino all’ultimo non ha mai fatto pesare il suo stato a nessuno, volendo, con forza, far sembrare tutto come se fosse normale. Sono stati anni, mesi, giorni, ore difficili, con la speranza che tu facevi sempre rimanere viva: e il tuo ottimismo ce lo hai trasmesso fino all’ultimo. Anche quando – e qui il tuo coraggio e la tua forza hanno raggiunto l’apice – non volevi affrontare la dura malattia con gli antidolorifici. Questo significa davvero essere eroi nella vita.

Ci mancherà tutto di te: la tua presenza, la tua personalità, i tuoi rimproveri (con me vittima sacrificale…), ma anche il tuo senso della famiglia, dell’attaccamento agli altri, dell’amicizia, della generosità senza confini. Mi hai permesso di conoscere una terra bellissima, la Sicilia, affascinante, mai banale. Ho conosciuto un’altra grande famiglia, come la mia. Abbiamo fatto dei viaggi insieme che, da solo, non avrei mai affrontato. Abbiamo conosciuto tanti amici grazie a te, in ogni parte d’Italia. Ora, ma non solo adesso in questi momenti, questi amici li sentiamo vicini, sinceramente addolorati e questo è solo merito tuo. Perché dove andavi, chi conoscevi, riuscivi subito a farti amare. Non solo per quel sorriso che è poi diventato il tuo cavallo di battaglia, ma per il tuo modo di essere e di affrontare le avversità mettendoci la faccia.

Lo hai fatto fino in fondo, meritandoti di ottenere anche una delle più alte onorificenze della Repubblica Italiana. Ora sì, sei il mio Cavaliere che, lassù, sono convinto, non mancherà di seguirci. Ti ho sentito bene, anche se lo hai detto con un filo di voce quando il prefetto ti ha consegnato la nomina pochi giorni fa: “ho lottato tanto…”. Hai lottato tanto, lo hai fatto per te, per noi, per la gente che soffre e che non reagisce, per quelli che si chiudono, che stanno da soli nell’affrontare le avversità. Ti prometto che oggi non finisce nulla di questi oltre 20 anni: prendo in prestito il ritornello di un brano che ho sentito in questi giorni: “sei sempre stata la più forte tu, mi chiedo ora come potrei esserlo io di più?”.

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