Currently set to Index
Currently set to Follow
domenica 27 settembre - Aggiornato alle 09:45

Aborto, niente ricovero e due settimane in più per prendere la Ru486. Tesei: «Pronti ad adeguarci»

Parere del Css richiesto da Speranza dopo la delibera della giunta umbra. Pd e M5s: «Tesei chieda scusa e revochi atto»

La manifestazione del 22 giugno a Perugia (MG)

Niente ricovero obbligatorio per la donna che lo richiede e allungamento del periodo di somministrazione del farmaco abortivo, Ru486, che passa da sette a nove settimane. Questo il parere del Consiglio superiore di sanità arrivato all’ufficio di Gabinetto del ministro della Salute, Roberto Speranza, che un paio di mesi fa aveva richiesto l’aggiornamento delle linee guida sull’aborto farmacologico proprio a seguito della decisione della giunta regionale dell’Umbria che ha deliberato «il superamento delle indicazioni» previste a fine 2018 e indicato la necessità del «regime di ricovero ordinario» per le donne che intendessero ricorrere alla Ru486, vietando dunque la procedura in day hospital o in ambulatorio.

Tesei: «Pronti ad adeguarci» In questo senso per tutto il giorno, dal Pd al M5s fino alla Cgil e alla Rete umbra antiviolenza è stato chiesto alla governatrice Donatella Tesei di revocare la delibera. La presidente ha parlato sabato pomeriggio, dicendo di aver  «già chiesto al ministero della Salute di avere il parere del Css, nonché le indicazioni su tempistiche e contenuti delle direttive ministeriali di adozione del provvedimento. Come già detto qualche mese fa, quando sollevammo il caso e scrivemmo una lettera al ministro Speranza, il fulcro, al di là delle polemiche, rimangono la tutela della salute delle donne, la loro autodeterminazione e la necessità di una linea comune aggiornata scientifica. Siamo pronti, come sottolineato allora e confermato oggi, ad adeguarci ad una chiara ed univoca linea del ministero». Sulla stessa lunghezza d’onda l’assessore regionale alla sanità Luca Coletto: «Ci eravamo conformati alle linee nazionali e, una volta ricevute e lette quelle nuove fornite dal Ministero, siamo pronti a farlo nuovamente, con la massima correttezza».

Parere Css su Ru486 Prima di approdare sul tavolo del ministro Speranza, il parere sarebbe anche passato all’Agenzia del farmaco per l’aggiornamento del “bugiardino” della Ru486, nella parte in cui viene ampliato di due settimane il periodo di prescrivibilità. Resta quindi atteso l’aggiornamento formale delle linee guida a seguito delle indicazioni del Css secondo cui, a distanza di dieci anni, l’aborto farmacologico può essere prescritto in sicurezza anche in ambulatorio.

Proteste e Tesei Il caso dell’Umbria risale al 10 giugno scorso, quando la giunta regionale delibera di tornare al ricovero per somministrare la Ru486, riportando in piazza le donne di ogni età, ma non solo, e innescando una valanga di reazioni, dal mondo politico alla società civile di tutta Italia, con un unico ritornello: «L’Umbria torna al Medioevo, la Ru sia garantita». Di fronte alla levata di scudi sul ricovero per l’aborto farmacologico, la Tesei in una lettera conciliante indirizzata al ministro Speranza scrisse: «Siamo pronti a rimodulare la nostra delibera in base alle considerazioni del Consiglio superiore di sanità».

Verini: «Tesei chieda scusa e revochi delibera» A intervenire sabato mattina è il deputato umbro del Pd Walter  Verini, secondo cui «le nuove linee guida del Ministero della Sanità in materia di interruzione di gravidanza e RU 486 in day hospital sono una risposta civile e moderna che spazza via ogni concezione medievale del ruolo delle donne e ogni tentativo di rimettere indietro le lancette dell’orologio della storia: ci aspettiamo che Tesei chieda scusa alle donne, convochi immediatamente la giunta, revochi quella pessima delibera che non doveva essere adottata e garantisca la piena applicazione di una legge come la 194, in tutte le sue parti». Per il gruppo consiliare del Pd in Regione, invece, parla Tommaso Bori, dicendo che alla luce del parere del Css «la nostra battaglia sull’interruzione volontaria di gravidanza era giusta: la Giunta Tesei chieda scusa e cambi subito la delibera della vergogna».

M5s: «Tesei riporti l’Umbria nel 2020» Sulla vicenda interviene anche il M5s con la senatrice Emma Pavanelli, che rileva: «Le nuove linee guida sull’aborto farmacologico mettono nero su bianco che la pillola abortiva RU486 può essere usata in day hospital fino alla nona settimana di gravidanza. Si tratta di un traguardo importante per le donne che si trovano a dover ricorrere a un’interruzione di gravidanza. La legge 194 è una legge di civiltà e deve essere applicata fino in fondo. Mi auguro che la presidente della Regione Umbria Tesei che a giugno, in piena emergenza Covid-19, aveva obbligato le donne al ricovero, anche per abortire in modo farmacologico, faccia subito un passo indietro e ritiri la delibera. Solo passi in avanti per i diritti delle donne, mai più passi indietro». Dai pentestallati dell’Umbria si alza la voce del consigliere regionale Thomas De Luca rilevando che a questo punto «l’aborto farmacologico è sicuro, va fatto in day hospital, nelle strutture pubbliche e private convenzionate, e le donne possono tornare a casa mezz’ora dopo aver assunto il medicinale: un parere univoco dopo che in Umbria, con un blitz ideologico  oscurantista, la Lega aveva tentato di  comprimere e limitare fortemente i diritti delle donne». Anche secondo De Luca «Tesei non deve perdere tempo e adeguarsi alle disposizioni regionali emanate, riportando l’Umbria nel 2020. Poi chieda scusa».

Cgil: «Regolare fenomeno medici obiettori» Di fronte al pare del Css interviene anche Barbara Mischianti, segretaria regionale della Cgil dell’Umbria, rilevando come «siano passati tanti anni da quando abbiamo iniziato la battaglia per la Ru486, in Umbria come nel resto del Paese. Oggi, anche grazie alla straordinaria mobilitazione partita da Perugia, possiamo incassare un primo importante risultato, ma il nostro impegno continuerà fino alla piena applicazione della legge 194». Anche la sindacalista si rivolge alla presidente Tesei chiamata a «cancellare la delibera liberticida che costringe le donne al ricovero di tre giorni e provvedere ad applicare le direttive che arrivano dal Consiglio superiore di sanità, ma questo da solo non è sufficiente. C’è bisogno di potenziare i consultori e i servizi territoriali, di garantire contraccezione gratuita (come prevista dalla legge 194), così come di regolare il fenomeno dell’obiezione di coscienza dei medici, per far sì che un giusto intervento normativo non resti solo sulla carta».
Zaffini: «L’Umbria si adeguerà» Dall’altro lato della barricata il senatore di Fratelli d’Italia Franco Zaffini che sui social scrive «Dopo più di 10 anni di sperimentazione l’Ist. Sup. di Sanità CAMBIA le linee guida per l’aborto farmacologico (ru486). L’Umbria nuova si adeguerà come ha già fatto solo qualche mese fa. Ma oggi la notizia è anche che gli epigoni, tonti senza arte né parte, di quella sinistra che la sperimentazione in tutti questi anni l’ha fatta sulla pelle delle Donne per puri motivi ideologici, oggi balbettano l’esigenza di rispettare le nuove disposizioni, dopo che per oltre 10 anni proprio loro non le avevano rispettate mettendo a rischio la salute di centinaia di Donne. Se non ci fosse da piangere ci sarebbe da ridere».

I commenti sono chiusi.