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domenica 27 settembre - Aggiornato alle 10:16

Aborto farmacologico, il ministero accoglie parere e aggiorna linee guida

Non c’è obbligo di ricovero e Ru 486 ok fino a nona settimana. Raccomandato «monitoraggio continuo e approfondito su estensione periodo»

La manifestazione in difesa dell'aborto del 22 giugno 2020 a Perugia (MG)

Pubblicate le nuove linee guida sull’aborto farmacologico. Il ministero della Salute ha accolto il parere del Consiglio superiore di sanità, annullando l’obbligo di ricovero per l’assunzione della pillola Ru486 fino alla fine del percorso assistenziale e allungando alla nona settimana di gravidanza il periodo in cui si può ricorrere al farmaco, prima era entro la settima. L’aggiornamento, che non avveniva dal 2010, era stato richiesto dal ministro Roberto Speranza a seguito della delibera della giunta regionale dell’Umbria con cui era stata indicata la necessità del «regime di ricovero ordinario» per le donne che intendessero ricorrere alla Ru486, annullando la delibera della precedente amministrazione che aveva introdotto nel 2018  la procedura in day hospital o in ambulatorio. All’indomani del parere del Css, Tesei si era detta «pronta ad adeguarsi a una chiara e univoca linea del ministero». Sulla stessa lunghezza d’onda l’assessore regionale alla sanità Luca Coletto: «Ci eravamo conformati alle linee nazionali e, una volta ricevute e lette quelle nuove fornite dal Ministero, siamo pronti a farlo nuovamente, con la massima correttezza».

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DAI GINECOLOGI A SAVIANO

Aggiornate linee guida Ru486 Le nuova linee guida, oltre ad accogliere il parere del Css, raccomandano «di effettuare il monitoraggio continuo ed approfondito delle procedure di interruzione volontaria di gravidanza con l’utilizzo di farmaci, avendo riguardo, in particolare, agli effetti collaterali conseguenti all’estensione del periodo in cui è consentito il trattamento in questione», come emerge dalla circolare ministeriale che arriva anche tenendo «della raccomandazione formulata dall’Organizzazione mondiale della sanità in ordine alla somministrazione di mifepristone e misoprostolo per la donna fino alla nona settimana di gestazione, delle più aggiornate evidenze scientifiche sull’uso di tali farmaci, nonché del ricorso nella gran parte degli altri Paesi Europei al metodo farmacologico di interruzione della gravidanza in regime di day hospital e ambulatoriale». Per quanto riguarda il monitoraggio sull’estensione a nove settimana «sarà preso in esame – scrive il direttore generale Giovanni Rezza – anche ai fini della Relazione annuale del ministro al Parlamento sulla attuazione della legge 194/1978, attraverso i dati correntemente rilevati dal Sistema di sorveglianza Ivg (interruzione volontaria di gravidanza)».

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