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venerdì 17 settembre - Aggiornato alle 21:36

Aborto, dai ginecologi a Saviano crescono proteste contro Tesei: «Lega fa campagna di terrore»

Raffica di reazioni politiche, da Castelli alle deputate Pd: «Umbria indietro di 40 anni». Verini: «Pagata cambiale alle forze più oscurantiste»

Roberto Saviano a Perugia - foto Luigi Martino

Da Roberto Saviano alla presidente della Libera associazione italiana ginecologi, Silvana Agatone. Sono tante le voci che si alzano da ogni angolo di Italia contro il provvedimento della giunta regionale guidata dalla governatrice Donatella Tesei con cui l’Umbria ha abrogato la delibera del 2018 sul regime di day hospital per l’interruzione volontaria della gravidanza farmacologica.

Saviano Nelle ore in cui il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha richiesto un parere al Consiglio superiore di sanità, alla luce delle più recenti evidenze scientifiche, «in merito alla interruzione volontaria di gravidanza con il metodo farmacologico. L’ultimo parere in materia – sottolinea il Ministero in una nota – era stato espresso dal Css nel 2010», si moltiplicano le prese di posizione contro la decisione di palazzo Donini. Saviano, in particolare, dice che quella della «giunta regionale umbra, a guida Lega, è una decisione gravissima, irrazionale e irrispettosa», aggiungendo che «il primo pensiero va alle donne: la decisione di abortire non è mai – e sottolineo MAI – una decisione presa con leggerezza, non è mai indolore. Abortire con ostacoli, poi, diventa una vera a propria tortura. Se, come afferma la governatrice Tesei, gli ospedali umbri non sono gravati dall’emergenza Covid, allora sarà più semplice dare assistenza domiciliare alle donne che decidono di abortire, evitando inutili degenze che oggi – ne abbiamo prova – rappresentano un rischio concreto». Secondo Saviano, però, la delibera della giunta regionale «non ha nulla di razionale e non c’entra con la sicurezza delle donne, è l’ennesima picconata alla legge 194 che ha depenalizzato e dato regole all’aborto».

Libera associazione italiana ginecologi A quella di Saviano, però, si aggiungono anche le voci che arrivano dal mondo sanitario. A parlare all’Adnkronos Salute è la presidente della Libera associazione italiana ginecologi (Laiga) secondo cui «la Lega ha portato avanti una campagna di terrore: le complicanze dell’aborto farmacologico sono pressoché inesistenti. Dal 2005 in Francia è il medico di famiglia che vede la donna e le consegna le pasticche necessarie per l’interruzione volontaria di gravidanza in un’unica volta. Dopo 15 anni, se ci fossero stati problemi, lo avremmo saputo». Agatone rileva anche come «in un momento in cui gli Stati più avanzati dal punto di vista scientifico, sotto emergenza Covid-19, stanno facilitando le Ivg non capiamo bene perché fare un passo indietro del genere. Eppure si sa che ancora prima dell’emergenza, ai tempi delle prime ‘zone arancioni’, le donne nelle loro città soprattutto al Nord già trovavano gli ospedali chiusi, dato che gli aborti venivano considerati non urgenti. Risultato: alcune hanno dovuto portare avanti gravidanze indesiderate pur essendo in terapia con farmaci pericolosi per il feto: hanno subito ritardi anche le diagnosi prenatali, ed è stato un problema per le donne poi accedere all’interruzione terapeutica della gravidanza. In Italia – conclude – sono comunque ancora oggi molto pochi i centri che danno accesso all’aborto farmacologico: gli ostacoli permangono, dall’obiezione di coscienza alla mancata fornitura da parte dei servizi farmaceutici degli ospedali».

Associazione ostetrici ginecologi ospedalieri italiani  Diversa la posizione di Elsa Viora, presidente dell’Associazione ostetrici ginecologi ospedalieri italiani (Aogoi) che dice di non contestare le decisioni di una singola Regione, essendo la sanità una sua competenza, ma non tutto il male viene per nuocere». A suo dire, infatti, la decisione della presidente dell’Umbria di vietare l’aborto farmacologico in day hospital «ha avuto il merito di sollevare la questione anche a livello nazionale e infatti il ministro Speranza ha richiesto un parere al Css: vuol dire che su questo tema qualcosa si sta muovendo». Quindi nel merito di «ciò che come società scientifica stiamo facendo, ossia lavorare a livello nazionale: nel pieno della pandemia, anche approfittando un po’ della situazione, avevamo cercato di evidenziare una questione importante che era caduta nel vuoto, al di là di dichiarazioni a voce di sensibilità al problema. Quella che oggi si è scatenata in Umbria a questo punto non può che farci piacere: speriamo che il Css si esprima in modo favorevole perché sarebbe un grande vantaggio prima di tutto per la salute delle donne, e poi per l’organizzazione ospedaliera». La presidente dell’Aogoi ricorda che «i nodi da sciogliere sono due: quello di poter ampliare l’uso del farmaco da 7 settimane a 9, da 49 a 63 giorni di gestazione, e di ampliare anche l’uso in regime ospedaliero, perché non si vuole di certo togliere competenza alle strutture che hanno acquisito esperienza e preparazione negli anni. Però in situazioni dove gli ospedali non ce la fanno (come nel caso della pandemia) perché si devono occupare di altro, penso si possa pensare ad allargare anche l’uso in day hospital».

Politica A mobilitarsi, naturalmente, è anche la politica. Su Twitter Laura Castelli, sottosegretario al Mef, scrive che «i diritti delle donne non si toccano. La Legge 194 va rispettata e applicata, anche dalle Regioni. A partire dall’Umbria, dove una donna (ed è la cosa che mi lascia più perplessa) pensa di farci tornare indietro nel tempo di oltre 40 anni. #Aborto», mentre le deputate del Pd giudicano la delibera della Tesei «una grave lesione dei diritti delle donne, mascherata dietro una inesistente esigenza sanitaria. L’operazione politica oscurantista messa in atto della governatrice, spalleggiata dal senatore della Lega, Simone Pillon, intende rimettere indietro le lancette della storia e si inserisce in un quadro più generale da sempre perseguito dal partito di Salvini. Come donne e deputate del Partito democratico avvieremo una mobilitazione in Parlamento, presentando un’interrogazione parlamentare, e in tutto il Paese affinché venga respinta al mittente il tentativo di salto indietro». Dai dem anche la voce del commissario dell’Umbria e deputato Walter Verini secondo cui «la decisione della Regione Umbria di impedire l’uso di Ru486 senza ricovero ospedaliero è molto grave e rappresenta una cambiale che la Presidente Tesei paga alle forze più oscurantiste che l’hanno sostenuta e la sostengono. Altro che tutela della salute: la verità è che sono forze che non si rassegnano all’idea di una società nella quale le donne possano scegliere. Forze che contrastano chi si batte per una società non più patriarcale e maschilista ma fondata sulla parità di genere. Che non si rassegnano, per esempio, all’affermazione delle Unioni civili e che in queste ore si battono anche contro una legge civile che contrasti l’omotransfobia. Il Pd ha presentato una interrogazione parlamentare al Ministro Speranza, perché si garantiscano i diritti delle donne, anche davanti a scelte difficili e dolorose. Ma il cammino dei diritti e della civiltà non può essere interrotto da una destra che alza barriere anacronistiche e che vorrebbe imporre a tutti i suoi modelli di vita». Sulla decisione della giunta dell’Umbria con un tweet anche il senatore di Azione Matteo Richetti: «Se proprio volete fare gli integralisti, allora prendete la 194 e rimuovete le cause che portano all’aborto. Rimuovete solitudine e disperazione, esclusione sociale e abbandono. Togliete sofferenze alle donne, non aggiungetene altre. Che l’integralismo fa danni. Sempre». A sostenere che «dalla destra italiana, nonostante crescano le proteste del mondo scientifico e delle donne, si continua imperterriti a difendere la decisione oscurantista della giunta regionale Leghista dell’Umbria di vietare l’aborto farmacologico in day hospital» è il portavoce nazionale di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni, secondo cui «è evidente che da questa destra nessun rispetto per le donne. Se pensano di tornare indietro di mezzo secolo sbagliano di grosso. Da parte nostra continuera’ l’impegno per fermare questa follia».

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