domenica 25 settembre 2016 - Aggiornato alle 10:50
11 giugno 2016 Ultimo aggiornamento alle 09:40

Assisi, inchiesta Nas su comunità malati: 6 ai domiciliari. «Insulti, umiliazioni e maltrattamenti»

L'indagine scaturita da un esposto anonimo, il giudice: «Situazione assai allarmante, quadro indiziario di rilevantissima gravità»

Assisi, inchiesta Nas su comunità malati: 6 ai domiciliari. «Insulti, umiliazioni e maltrattamenti»
L'ingresso della procura di Perugia (foto F.Troccoli)

Maltrattamenti e lesioni aggravate su alcuni ospiti di una comunità, l’«Alveare» di Torchiagina di Assisi, che accoglie e dovrebbe proteggere persone deboli come malati psichici, tossicodipendenti e disabili. Sono queste le accuse che hanno portato agli arresti domiciliari cinque operatori, il titolare invece è accusato di non aver adeguatamente vigilato. La comunità, riconosciuta dalla Regione, è stata posta sotto sequestro pur rimanendo attiva con personale e dirigenti diversi. All’inchiesta del Nas è seguita l’ordinanza di custodia cautelare del gip di Perugia dinanzi al quale lunedì inizieranno gli interrogatori di garanzia.

Maltrattamenti Secondo quanto emerso in queste ore i pazienti ospiti della struttura, che si chiama l’«Alveare», sarebbero stati picchiati e umiliati. A una paziente sarebbe stato torto un braccio fino a causarle una frattura, a un altro le mani sarebbero state legate con lo scotch e a un altro gli avrebbero tirato un secchio d’acqua. Non solo violenze fisiche ma anche verbali, punizioni corporali, umiliazioni, tanto che le accuse per i sei sono maltrattamenti e lesioni aggravate. A raccontare quello che accadeva lì dentro alcuni di coloro che ne sono usciti e poi le immagini delle telecamere nascoste piazzate dagli investigatori e le intercettazioni audio. Tutto nasce da un esposto anonimo, stilato sembra da una persona vicina a un ragazzo che lì dentro è stato ricoverato. Un esposto insieme al quale vengono allegate anche delle foto.

Situazione allarmante Nell’ordinanza si racconta anche di un paziente che si era rifiutato di raccogliere un fazzoletto da terra e che quindi «è stato preso per il collo e colpito con un pugno», mentre allo scopo di punirla una donna è stata «costretta a restare in piedi per diverso tempo contro un muro». Nel provvedimento firmato dal giudice Carla Giangamboni si parla di «una situazione assai allarmante» nonché di un «quadro indiziario di rilevantissima gravità». Dentro l’«Alveare» infatti secondo la ricostruzione «venivano abitualmente perpetrate violenze fisiche e psicologiche, abusi, anche medianti umiliazioni e maltrattamenti degradanti».

Difesa Uno degli indagati è difeso dall’avvocato Luca Gentili che ha dichiarato all’Ansa: «C’è massimo rispetto del segreto investigativo, l’indagine è in una fase iniziale. Il mio assistito non ha comunque mai saputo di presunti maltrattamenti che sarebbero tuttavia addebitati a due o tre operatori (sulla trentina presenti complessivamente) mentre agli altri verrebbe addebitato una sorta di concorso morale». Secondo quanto appreso dall’agenzia l’indagine sarebbe scaturita dalle dichiarazioni di alcuni operatori. I militari hanno eseguito intercettazioni ambientali e riprese video. I presunti maltrattamenti sarebbero consistiti in capelli e braccia tirati. Secondo il Tgr dell’Umbria le indagini sono state coordinate dal sostituto procuratore Michele Adragna.

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