20 maggio 2016 Ultimo aggiornamento alle 17:50

Asili nido, Bernardoni: «Affidarli a coop sociali non significa privatizzarli»

Il responsabile Legacoop interviene sul modello di Welfare: «Considerarli un bene comune non vuol dire che debba gestirli direttamente il Comune»

Asili nido, Bernardoni: «Affidarli a coop sociali non significa privatizzarli»
Andrea Bernardoni

Riceviamo e pubblichiamo l’intervento del responsabile di Legacoop sul dibattito in corso sugli asili nido a Perugia, alla luce del Consiglio grande che si è occupato dei servizi per l’infanzia, dopo che anche i sindacati hanno bocciato il project financing del Comune

di Andrea Bernardoni*

Il dibattito sui modelli di gestione più idonei a garantire equità, efficienza ed efficacia dei servizi di welfare sta interessando la gran parte dei paesi dell’Unione Europea. In Umbria questo dibattito, partendo da alcuni progetti innovativi di partenariato tra attori pubblici e privato sociale nel settore dei servizi per l’infanzia, è diventato un tema centrale nel confronto pubblico in diverse città. Questo confronto ha avuto il merito di rimettere al centro dell’agenda politica il tema dei servizi dell’infanzia tuttavia, a volte, i temi sono stati affrontati ricorrendo a slogan piuttosto che analizzando nel merito le questioni.

I servizi per l’infanzia sono fondamentali per i bambini, per le famiglie e per la crescita economica. Gli asili sono dei veri e propri “beni comuni” ed in quanto tali vanno difesi e salvaguardati. La presenza di qualificati servizi per l’infanzia, infatti, produce benefici per tutta la comunità.
Il considerare gli asili nido beni comuni tuttavia non significa che questi servizi devono essere gestiti direttamente dagli attori pubblici, ad esempio dal Comune, ma bensì che gli attori pubblici devono garantire l’accesso al servizio alla più ampia fascia di cittadini e devono garantire le famiglie circa gli standard di qualità educativa, ambientale e sociale degli asili stessi.

Vi sono numerose esperienze in Italia, alcune anche in Umbria, in cui il coinvolgimento delle cooperative sociali nella gestione degli asili nido ha permesso di efficentare la gestione, migliorare la qualità del servizio erogato ed effettuare investimenti nella ristrutturazione degli immobili. In queste esperienze l’asilo nido non viene “privatizzato” ma rimane un servizio pubblico in cui il Comune definisce i parametri di accesso e gli standard di qualità. Il parternariato tra pubblico e privato sociale permette di genere risparmi derivanti dalla razionalizzazione della gestione economica del servizio che possono essere utilizzati per ridurre la retta pagate dalle famiglie, per incrementare l’offerta di posti nido o sperimentare nuovi servizi per l’infanzia.

Negli ultimi dieci anni le rette dei nidi pubblici sono aumentate in modo significativo ed hanno scaricato sulle famiglie la riduzione dei finanziamenti pubblici ai programmi di welfare, riducendo il livello di equità della rete dei servizi per l’infanzia. Il tema delle rette è centrale e pesa sempre di più sui cittadini con minori capacità di spesa che, nella gran parte dei casi, non iscrivono più i bambini al nido, riducendo sin dai primi anni di vita le opportunità a disposizione di un’ampia fascia della popolazione.

“Non si fanno profitti sui nostri bambini”. Questa affermazione, molto evocativa, è spesso utilizzata per criticare i processi di coinvolgimento delle cooperative sociali nella gestione dei servizi per l’infanzia. La letteratura internazionale, tuttavia, individua nelle cooperative sociali degli attori in grado di garantire i cittadini ed i beneficiari dei servizi di welfare in quanto oltre ad avere una governance democratica non perseguono la massimizzazione del profitto ed hanno il vincolo di indivisibilità del patrimonio. Queste caratteristiche riducono il rischio di comportamenti opportunistici in settori, come quello dell’infanzia, particolarmente sensibili e caratterizzati da forti asimmetrie informative. A livello internazionale viene riconosciuto un importante ruolo alle organizzazioni non profit nella gestione dei servizi di welfare proprio perché “non fanno profitti sulla vita delle persone”.

La voglia di partecipare dei cittadini rappresenta una ricchezza che deve essere impiegata per sperimentare, nella nostra regione, forme di co-produzione dei servizi per l’infanzia in cui i genitori sono coinvolti nella progettazione, nella gestione e nella valutazione del servizio. Nelle esperienze di co-produzione, diffuse con successo in diversi paesi europei, la forma cooperativa diventa lo strumento utilizzato per organizzate l’erogazione del servizio e la partecipazione dei cittadini.

*Responsabile Area Ricerche Legacoopsociali Nazionale

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