domenica 25 settembre 2016 - Aggiornato alle 17:40
31 agosto 2016 Ultimo aggiornamento alle 18:01

Artigianato, aumentano le imprese in provincia di Perugia: «Segnale positivo ma problemi non dissolti»

Dopo aver toccato il fondo il II trimestre fa segnare un'inversione di tendenza: + 85 unità. Mencaroni: «Dato che porta un po' di ottimismo»

Artigianato, aumentano le imprese in provincia di Perugia: «Segnale positivo ma problemi non dissolti»
Un falegname

Da aprile a giugno 2016 il sistema imprenditoriale artigiano della provincia di Perugia si allarga di 85 unità invertendo un ciclo negativo che durava da anni. Al 30 giugno – rivela l’Osservatorio sull’artigianato della Camera di commercio relativo al secondo trimestre – le imprese artigiane registrate hanno raggiunto quota 16.823, in risalita rispetto al I trimestre 2016, quando venne toccato il punto più basso dell’ultimo quinquennio.

Miglioramenti «Non possiamo dire – afferma Giorgio Mencaroni, presidente della Camera dei commercio di Perugia – che le difficoltà che gravano sui nostri comparti artigiani si siano dissolte del tutto, ma la crescita dello stock di imprese appare come il segno di un miglioramento delle condizioni generali in cui opera il settore. In quattro anni, dal primo trimestre 2012 al primo 2016, il sistema artigiano perugino ha perduto 1.586 imprese: oggi ne recuperiamo 85 e questo è senza dubbio un fatto nuovo e positivo».

I numeri Nel secondo trimestre dell’anno le nuove iscrizioni di imprese artigiane sono state 267, con un aumento del 6,4% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente. Ancora migliore il dato delle cessazioni di imprese artigiane contenute nel II trimestre 2016 a quota 225, il valore più basso dell’ultimo quinquennio. L’aumento delle iscrizioni del 6,4% e la contemporanea discesa delle cessazioni (in un anno -21,1%) hanno prodotto un saldo positivo di 42 unità, che rappresenta il primo valore positivo registrato nel II trimestre degli anni a partire dal 2011. Un dato particolare è che il nuovo artigianato perugino è “donna”: nel secondo trimestre del 2016, il 18,8% delle imprese nuove iscritte sono “femminili”, con un incremento addirittura del 38% rispetto al II trimestre 2015. Ma è meno “giovane”: iscrizioni a -11% in un anno e meno “straniero”, con iscrizioni a -7,5%.

Si guarda al futuro «Le difficoltà dei settori artigiani – aggiunge Mencaroni – rimandano non solo a un danno economico, ma a un preoccupante aspetto sociale che dobbiamo mai dimenticare. Quando chiude definitivamente una impresa artigiana, infatti, peggiora la qualità della vita dell’intera area in cui essa lavora: c’è meno sicurezza, più degrado e il rischio di un concreto impoverimento del tessuto sociale. Per questo la seppur lieve risalita del numero delle imprese che registriamo nel II trimestre di quest’anno deve essere interpretata con particolare soddisfazione, in quanto specchio di una forte volontà del nostro artigianato di proiettarsi nel futuro e di avere un domani. Nel lavoro artigianale c’è la vera identità del made in Italy dove si combinano tradizione e innovazione. Per questo è importante non solo stimolare la nascita di nuove imprese artigiane, anche attraverso un ricambio generazionale che consenta di non disperdere uno straordinario patrimonio di saperi, ma anche diffondere i vantaggi della digitalizzazione per sfruttare al meglio le opportunità della rete».

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