giovedì 29 settembre 2016 - Aggiornato alle 08:44
14 luglio 2016 Ultimo aggiornamento alle 13:21

Appaltopoli, quattro condanne per associazione: prescritte in appello corruzioni e turbative d’asta

Un anno e mezzo ai funzionari della Provincia Maraziti e Patumi, stessa pena al direttore tecnico di Seas Lupini e un anno all'amministrativa Barbieri. Giallo su intercettazioni, sentenza a ottobre

Appaltopoli, quattro condanne per associazione: prescritte in appello corruzioni e turbative d’asta
La lettura del dispositivo

di Enzo Beretta

Condannati ad un anno e mezzo di reclusione nel processo d’appello «Appaltopoli» Adriano Maraziti, Fabio Patumi e Massimo Lupini. Un anno di reclusione, invece, per Maria Antonietta Barbieri. I quattro imputati sono stati ritenuti colpevoli dalla Corte d’appello di Perugia del reato di associazione per delinquere. Assolti, invece, Carlo Carini, Dino Bico e Paolo Piselli. Dell’inchiesta della squadra mobile – datata 2008 – è rimasto solo il reato associativo che si prescriverà a settembre.

Le prescrizioni Il resto, comprese le ipotesi di corruzione e turbativa d’asta dietro le gare della Provincia, è stato dichiarato prescritto. In altri casi è stata pronunciata assoluzione perché ‘il fatto non sussiste‘. Per la prima ragione le pene inflitte dal tribunale in primo grado al direttore dell’area viabilità della Provincia di Perugia Adriano Maraziti (cinque anni e 4 mesi di reclusione), al responsabile di settore dell’area affari generali della Provincia Fabio Patumi (cinque anni), all’istruttore amministrativo direttivo dell’ufficio appalti della Provincia Maria Antonietta Barbieri (quattro anni) e al direttore tecnico della Seas Massimo Lupini (quattro anni e 10 mesi) si sono notevolmente ridotte in appello. Le pene inflitte stamani sono sospese e i giudici hanno concesso le attenuanti generiche agli imputati. Tra loro l’unico presente in aula ad ascoltare il dispositivo di sentenza letto dalla presidente Maria Rita Berardi dopo oltre quattro ore di camera di consiglio era l’ingegner Adriano Maraziti.

I funzionari pubblici I tre funzionari pubblici, interdetti temporaneamente dai pubblici uffici, temono ora le richieste risarcitorie avanzate dalle parti civili ma anche gli eventuali sviluppi dinanzi alla Corte dei Conti. Chi, tra loro, non è ancora andato in pensione, teme anche procedimenti disciplinari se non il posto di lavoro.

Le parti civili Per quanto riguarda gli altri reati, diversi dall’associazione per delinquere, per alcuni episodi i giudici hanno prosciolto gli imputati nel rito ma non nel merito. Tra le pene accessorie la Corte ha condannato gli imputati Maraziti, Patumi, Barbieri, Lupini, insieme a Lucio Gervasi, Giustiniano Baldelli, Corrado Bocci, Marcello Betti, Francesco Pagnotta, Ilario Pelliccia e Giovanni Rinalducci al pagamento delle spese della parte civile Provincia di Perugia in complessivi 2.200 euro. Amleto Pasquini, invece, dovrà versare il medesimo importo all’altra parte civile Anas.

Giallo sulle intercettazioni La società Seas è stata assolta per «insussistenza dell’illecito amministrativo». Tra 90 giorni i giudici depositeranno le motivazioni e soltanto in quella circostanza verrà svelato se ai fini della decisione finale sono state utilizzate le 13 intercettazioni telefoniche bocciate in primo grado e successivamente ripescate.

Deluso, prove inutilizzabili «Sono deluso dalla sentenza della Corte d’appello che evidentemente ha condiviso le motivazioni della sentenza di primo grado e ha utilizzato, per confermare la condanna a carico di Adriano Maraziti, prove che invece secondo il nostro codice di procedura penale erano e sono assolutamente inutilizzabili nei confronti del mio cliente». Così l’avvocato Franco Libori, il quale aggiunge: «Pur in attesa di leggere la motivazione della sentenza posso già affermare con certezza che presenterò ricorso per Cassazione nella convinzione che la Suprema Corte di legittimità, in accoglimento dei miei argomenti difensivi, affermi l’insussistenza di prove utilizzabili a carico dell’ingegner Maraziti e lo assolva con formula piena da tutti i reati».

«Conferma integrale» «La Corte d’appello ha confermato integralmente la sentenza del tribunale di Perugia per quanto riguarda la posizione di Carlo Carini – ha spiegato l’avvocato Luciano Ghirga -. In questo modo il caso-Carini si è definito nella maniera più favorevole per l’imputato. Siamo molto soddisfatti».

Reato superstite Dice l’avvocato Nicola Di Mario, difensore di Massimo Lupini: «La sentenza dovrà essere analizzata con molta attenzione per comprendere l’itinerario logico seguito dalla Corte quando afferma la sussistenza dell’unico reato superstite. Rimango convinto – prosegue il legale – della non configurabilità dell’ipotesi associativa che non risultava sostenuta da alcun concreto fondamento probatorio. Sono soddisfatto per la Seas, società assolta da ogni contestazione pur essendo stata commissariata nel corso delle indagini preliminari».

Pene ridotte «Per ora – spiega l’avvocato Giuseppe Innamorati, legale di Fabio Patumi, Lucio Gervasi ed Ettore Marcucci – può solo dirsi che la sentenza, abbassando le quantità di pena, ha opportunamente riconosciuto il valore dell’incensuratezza degli imputati. Per quanto attiene alla mancata riforma in punto di colpevolezza aspettiamo la motivazione per proporre ricorso in Cassazione».

Esito scontato «Per quanto riguarda le posizioni di Brunelli e Commodi – è la dichiarazione dell’avvocato Giancarlo Viti – la rinuncia della procura generale all’impugnazione costituisce un gesto apprezzabile che previene un esito scontato, rappresentato dalla conferma dell’assoluzione».

Nessuna sorpresa «L’esito assolutorio era scontato al di là della rinuncia all’impugnazione da parte del procuratore generale che ha condotto alla pronuncia di inammissibilità dell’appello proposto dal Pm – spiega Claudio Cimato, difensore di Alessandro Pecci -. Nessuna sorpresa, dunque. Ciò che sorprende è la misura della riduzione delle pene per i condannati».

Otto anni di sofferenze «Sia io che Paolo Piselli – dice l’avvocato Giuseppe Berellini – siamo davvero soddisfatti dell’esito del giudizio scrupoloso operato dalla Corte d’Appello di Perugia, che ha confermato per lo stesso l’assoluzione già sentenziata dal tribunale nel 2015 con la formula più ampia, ossia ‘per non aver commesso il fatto’. Oggi si chiudono otto anni di ingiuste sofferenze per Piselli che ha subìto accuse infamanti, rivelatesi poi nei suoi specifici confronti totalmente insussistenti. Il processo ha dunque conseguito nella fattispecie il suo obiettivo: il raggiungimento della verità. Piselli è stato sempre un uomo per bene».

Voltare pagina Secondo il legale Michele Bromuri «è finita con la prescrizione una vicenda processuale molto impegnativa che ha segnato la vita familiare e aziendale di Fabrizio Mezzasoma come di tanti altri piccoli imprenditori. Ora il mio assistito potrà definitivamente voltare pagina».

©Riproduzione riservata

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