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5 settembre 2011 Ultimo aggiornamento alle 14:45

Appalto Asl 2, il presidente di Seriana 2000: «Lavoratori e sindacati stiano tranquilli»

di Ivano Porfiri

«Ovunque siamo andati abbiamo mantenuto sempre i livelli occupazionali. Sponde politiche? Si dica ciò che si vuole, per noi parla il nostro lavoro». Giancarlo Opizzi, presidente di Seriana 2000, la cooperativa romagnola che ha strappato al consorzio perugino Auriga l’importante appalto da 25 milioni alla Asl 2, parla per la prima volta della vicenda con Umbria24.it, rispondendo anche alle polemiche sollevate nei giorni scorsi. Seriana 2000 è una cooperativa con sede legale a Cesenatico, che conta circa mille soci lavoratori.

La premessa Opizzi prima di aprire i microfoni ci tiene a una premessa: «Voglio sottolineare che ci troviamo in una fase preliminare: c’è stata un’aggiudicazione provvisoria dell’appalto, ora bisogna attendere la delibera formale da parte della commissione e, di conseguenza, tutti gli adempimenti. Poi sono certo che ci sarà un ricorso amministrativo da parte degli altri concorrenti e solo dopo saremo certi di aver vinto».

D’accordo la cautela, presidente. Per una precedente gara, quella della gestione di alcuni servizi nel Folignate-Spoletino, alla fine avete avuto ragione voi, giusto?

«A fine luglio, in effetti, il Tar ha respinto i ricorsi e ci siamo già attivati per cominciare. Si tratta, in quel caso, di qualcosa di simile alla gara di questi giorni all’Asl di Perugia, anche se di dimensioni molto più contenute».

Da dove inizia la vostra esperienza in Umbria?

«Siamo in Umbria già da otto anni, gestendo una casa di riposo a Gubbio. Per cui si può dire che abbiamo già una conoscenza della realtà locale».

Dalla gestione di una casa di riposo a due importanti appalti per le Asl è un bel salto. Come mai vi state orientando verso l’Umbria?

«Noi non ci stiamo orientando in particolare verso l’Umbria. La nostra cooperativa ha un’orizzonte nazionale: lavoriamo in Lombardia, Sardegna, Lazio. Molto di più che in Romagna, dove per la verità lavoriamo molto poco. Certo, l’Umbria è per noi un territorio vicino e in più è una realtà che consideriamo interessante, che ha potenzialità e voglia di innovare, di cambiare. Apriremo a breve una sede in Umbria, a Foligno».

Avete in mente di partecipare ad altre gare, quindi?

«Guardi, non so neanche quello che farò domani per cui non so dirle al momento».

Tra i lavoratori oggi in Auriga, circa 150, c’è preoccupazione. Come vi comporterete?

«La nostra prerogativa è adempiere e ottemperare alle norme del contratto nazionale. Abbiamo sempre avuto un ottimo rapporto con il sindacato e abbiamo sempre garantito i livelli occupazionali. Non è nostro interesse fare un cambio di operatori, specie in questi ambiti in cui si parla di persone che hanno una storia lavorativa e un rapporto diretto di lungo corso con gli assistiti. Dopodiché c’è anche la libertà degli operatori di passare o meno con noi. Io da parte mia posso dire che laddove siamo entrati a gestire non abbiamo mai ridotto gli organici, anzi spesso li abbiamo implementati».

Con passaggi diretti o procedure di licenziamento e riassunzione?

«Rispettando l’articolo 34 del contratto, ovvero chiedendo gli elenchi del personale in servizio e aprendo con gli operatori un dialogo, sempre attraverso il controllo del sindacato. Noi siamo molto esigenti ma anche molto corretti, il che non vuol dire che non siamo intransigenti di fronte ad eventuali anomalie. Ma voglio sottolineare ancora una volta che il sindacato non è per noi un ostacolo, ma un soggetto con cui collaborare strettamente perché tutti siano soddisfatti».

Come mai, secondo lei, riuscite a prevalere su realtà consolidate e che conoscono il territorio molto meglio di voi? Migliore capacità progettuale o, come dice qualcuno, forti ribassi nelle offerte?

«Guardi, ciascuno ha il suo know-how e le sue capacità progettuali. Dopodiché ognuno può dire quello che vuole. Anche noi perdiamo le gare e, quando questo avviene, non ci fa certo piacere».

C’è anche chi maligna di sponde politiche per aprire un mercato solitamente chiuso come quello umbro. Come risponde?

«Ripeto: ognuno può dire quello che vuole. Di noi parlano bene, male, qualcuno che cerca di delegittimare in Italia c’è sempre. Noi facciamo parlare il nostro lavoro: abbiamo le spalle forti, non ci facciamo impressionare, tanto quello che resta è il lavoro fatto, non le parole».

 

©Riproduzione riservata

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