martedì 27 settembre 2016 - Aggiornato alle 03:54
1 agosto 2016 Ultimo aggiornamento alle 08:30

Amianto, sindacati in Regione: «Serve mappatura Arpa e tavolo di confronto su riconoscimenti»

In seconda commissione parti sociali, consiglieri ed enti: «Su Ast situazione chiara fino al 1992. Bonifiche necessarie anche in scuole e nei palazzi». Documento in arrivo entro l’anno

Amianto, sindacati in Regione: «Serve mappatura Arpa e tavolo di confronto su riconoscimenti»
La commissione sulla questione amianto

Serve un piano ‘Amianto zero’: questa la richiesta che arriva dai sindacati e dai rappresentanti delle istituzioni che si sono incontrati lunedì mattina a Perugia nell’ambito dell’ultima riunione della seconda commissione consigliare, presieduta dall’esponente del Partito democratico Eros Brega.

Amianto in Umbria Commissione che si dà tempo entro la fine dell’anno per individuare un percorso. Diversi i temi sul tavolo, che riguardano soprattutto la partita della Tk Ast a Terni, e che puntano ad un progetto che possa fare chiarezza principalmente su due aspetti: la bonifica dei casi attuali e il riconoscimento delle condizioni dei lavoratori che in questi anni hanno avuto a che fare con questo materiale, messo al bando dalle più recenti legislazioni seppur «si trovi ancora in diverse strutture in tutta l’Umbria, anche nelle scuole».

Al tavolo L’incontro a Palazzo Cesaroni dunque ha riguardato il tema ‘Presenza di amianto nei siti produttivi del territorio regionale’. In apertura dei lavori il presidente Brega ha inquadrato la questione ricordando «che si sono già svolti altri incontri e nuove audizioni sono in programma, per arrivare ad un quadro univoco, che metta in chiaro la reale situazione, le eventuali prospettive, mettendo fine a speculazioni di ogni tipo. Una operazione di verità che permetta di non alimentare illusioni inopportune, facendo comunque chiarezza sull’argomento».

La mappatura Arpa In prima fila dunque i rappresentanti dei lavoratori che fino a questo momento hanno portato avanti la partita dei riconoscimenti e anche quella ambientale, con il problema delle bonifiche. «Cgil, Cisl e Uil – ha spiegato Vasco Cajarelli della Cgil – hanno stilato oltre un anno fa una piattaforma consegnata alla giunta regionale. La questione amianto è complessa, necessita di una mappatura vera da parte dell’Arpa, dato che l’ultima che è stata fatta funzionava per ‘autodenuncia’, ossia erano gli stessi soggetti a denunciare la presenza di amianto».

Problema discariche «Da quanto ci risulta – ha proseguito Cajarelli – la presenza di amianto è ancora molto forte. Non abbiamo in Umbria una discarica di amianto, ma c’è il problema di chi lo raccoglie e di come lo smaltisce. In una logica al massimo ribasso c’è il rischio che l’amianto rimosso finisca in discariche abusive. Serve una mappatura vera anche dell’amianto nelle industrie; abbiamo scoperto che nelle strutture delle cementerie c’è ne è una forte presenza. Anche nelle strutture civili, come le scuole, ci sono tetti di amianto. Nelle zone industriali ci sono moltissimi tetti di eternit. Servirebbe un sostegno alle aziende per arrivare ad ‘amianto zero’ per le coperture civili e quanto industriali. C’è poi la questione acquedotti, quello di Perugia ha le condutture in amianto. Sostituire queste tubature sarebbe una grande piano per la sicurezza».

Riconoscimenti alla Tk Poi c’è tutta la questione dei riconoscimenti da parte del ministero del Lavoro. «Si tratta – ha spiegato Marco Proietti della Cisl – di un problema complesso. Serve un tavolo di confronto che sia in grado di agire sui problemi specifici. Un organismo operativo in grado di poter intervenire». «Ci sono due problemi – spiega Adolfo Pierotti, Fim Cisl Umbria – uno ambientale e uno sui riconoscimenti. Al ministero è stata affrontata una apposita discussione che ha prodotto un documento in cui si prevede di presentare le domande entro il 30 settembre. Ne va valutata l’utilità per noi». Al tavolo anche Nicola Pasini della Uil: «Su Terni abbiamo iniziato il confronto sui riconoscimenti fino ai primi anni ‘90. Molto spesso chi doveva vigilare sull’amianto non ha svolto il proprio lavoro, per una serie di motivi. Esiste un percorso definito: ci sono organismi incaricati di valutare il documento di valutazione rischi, che deve essere consegnato agli organi di controllo. Già quindi si potrebbe fare una ricognizione sulla presenza della voce ‘amianto’ nei documenti di valutazione rischi. Un database che dovrebbe già esistere. Si potrà poi attivare un sistema di controllo per verificare se l’attività di smaltimento viene svolta in modo corretto. Per gli stabilimenti Thyssen di Torino vennero attivati i riconoscimenti-amianto nel 2002, di cui noi fummo informati a posteriori. Durante la trattativa al ministero su Terni, di questa possibilità si parlò solo in modo informale e nei corridoi».

Caso Terni Gioacchino Olimpieri della Fismic poi ha approfondito il discorso che riguarda Terni, con tutti gli ultimi aggiornamenti nel rapporto con il governo anche dopo gli ultimi scioperi che hanno preceduto l’accordo del dicembre 2014. «Come sindacati abbiamo battuto molto, col ministero, per far inserire Terni nella lista dei siti nazionali che hanno problemi di amianto. Si tratta di una anomalia che risale al 2007 e che abbiamo segnalato con forza, dato che venivano indicati gli stabilimenti Ast, specificando però solo la sede di Torino. Negli stabilimenti di Terni continuano ad esserci bonifiche, anche negli ultimi mesi. Sarebbe stato fondamentale, durante la vertenza dei ’40 giorni’, avere uno strumento per ridurre gli esuberi. Da parte del ministero non c’è stata però nessuna apertura su questo argomento».

Problema regionale «Quello dell’amianto – sostiene Claudio Cipolla della Fiom Cgil Terni – è un problema regionale. Noi ci siamo occupati del sito della Tk, dove c’è un riconoscimento dell’amianto che arriva al 1992. Allora venne stabilito che l’amianto non veniva più utilizzato nel processo produttivo. Però esso c’è ancora. Deve essere monitorato per verificare se rientra nelle quantità limite ammesse. Asl e Arpa hanno svolto decine di monitoraggi e sostengono che i termini di legge vengono rispettati. I sindacati sono d’accordo per la riapertura dei termini per i benefici amianto ai lavoratori, per andare oltre il 2003 dato che l’amianto c’è ancora. Inoltre andrebbe applicata la legislazione e i parametri applicati prima della legge attuale. Nel 1993 abbiamo promosso le prime cause pilota sull’amianto e a Terni abbiamo trattato quasi 2mila pratiche. Andrebbe monitorata la salute delle persone, garantendo assistenza sanitaria, e l’ambiente, per bonifica e smaltimento. Nelle trattative al ministero la vicenda amianto non è mai emersa, se ne è parlato solo durante una riunione ristretta quando Landini ha chiesto al ministro se questa strada poteva essere seguita. Ma la risposta è stata ferma e negativa. Il 4 agosto c’è una verifica al ministero e chiederemo ufficialmente conto di quanto è stato detto a questo proposito durante l’audizione della Seconda commissione».

Caso Taranto «A Taranto – ha spiegato Daniele Francescangeli della Ugl – c’è stato un convegno sull’amianto, da cui è emerso che esso veniva spruzzato sui muri per renderli ignifughi. Questo significa che le fibre di amianto stanno dappertutto. Nelle centrali termiche civili c’è l’amianto, così come nelle condotte». Attenzione alle scuole, ha chiesto Domenico Camardese della Fismic Terni, la Basell che sta portando via in questi giorni l’amianto dai vecchi stabilimenti, come ha spiegato Fabrizio Frammarini della Cisl chimici e un appello alla politica a cambiare le leggi, da parte di Riccardo Marcelli della Fim Cisl: sono gli altri temi affrontati al tavolo dai sindacati.

Confindustria In commissione anche Domenico Taschini di Confindustria Umbria. «Siamo consapevoli che la norma consente di andare in pensione in anticipo per chi ha lavorato esposto all’amianto. Siamo anche consapevoli che i benefici contributivi devono essere previsti per tutti i lavoratori, indipendentemente dalla regione. L’utilizzo di amianto, in passato, da parte delle imprese era pienamente legittimo, all’epoca nessuno ne conosceva le conseguenze. Il massimo picco delle patologie è stato previsto tra il 2015-2020. Il problema amianto va affrontato con un approccio di natura sociale. Nella realtà sono presenti molti più siti non lavorativi, di carattere privato, che siti lavorativi magari sanati nel tempo. L’approccio sociale al problema consentirebbe una rapida mappatura e una più efficace soluzione del problema. L’Umbria è stata un po’ trascurata pur avendo i presupposti per affrontare il problema».

Confartigianato «Quello dell’amianto è un problema di carattere sociale – ha spiegato Giuseppe Flamini, presidente Confartigianato – che si riflette sullo stesso tessuto sociale ma anche sulle imprese e sui costi da sostenere. L’amianto riguarda tutto il territorio regionale, ma in maniera particolare Terni sul quale territorio ci sono siti industriali importanti, molti dei quali datati. Per quanto riguarda l’Ast, alcuni dati parlano di una bonifica che si attesta sul 60 per cento. Va sottolineato comunque che il problema dell’amianto oltre a riguardare i lavoratori, che sono stati i più a contatto, a causa dello ‘sfarinamento’, riguarda anche i cittadini in generale. Ad oggi non disponiamo di un quadro preciso che riguarda anche l’aspetto immobiliare, perché ci sono palazzi importanti, condomini dove l’amianto è presente».

La nuova data A prendere la parola per quanto riguarda i consiglieri presenti al tavolo Claudio Ricci, esponente del gruppo Ricci presidente. «Serve una mappatura, anche in termini legislativi, un tracciamento che parta dall’origine fino allo smaltimento». «Terni ha subito una discriminazione – ha spiegato Andrea Liberati del Movimento Cinque Stelle – ma ora bisogna guardare avanti, lavorare tutti insieme nei diversi ruoli fino a creare un’importante gruppo di pressione. Siamo all’interno di una strada stretta: da un lato c’è l’urgenza della bonifica, dall’altro la mancanza di incentivi». «Prosegue il nostro lavoro – ha fatto ilp unto il presidente Brega – con l’obiettivo di arrivare entro l’anno ad esprimere una posizione chiara ed importante da parte della Regione. Incontrare i soggetti interessati è importante per pianificare interventi condivisi. Il nostro intento è di non prendere in giro nessuno per questo lavoreremo con concretezza, chiarezza, trasparenza e soprattutto certi per il raggiungimento del risultato».

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