venerdì 30 settembre 2016 - Aggiornato alle 05:13
6 settembre 2016 Ultimo aggiornamento alle 12:50

Amianto, in seconda commissione i sindaci dei siti a più alta concentrazione: Terni, Narni e Foligno

Le aree individuate sono quelle di TkAst, Sgl Carbon e Officine Grandi Riparazioni

Amianto, in seconda commissione i sindaci dei siti a più alta concentrazione: Terni, Narni e Foligno
Amianto

I siti con la più alta concentrazione di amianto a livello regionale sono la Thyssen Krupp, la Sgl Carbon e la Officine Grandi Riparazioni. Per questo al tavolo della nuova riunione della seconda commissione regionale sono arrivati anche i rappresentanti dei Comuni coinvolti, ossia Terni, Narni e Foligno. Durante l’ultimo incontro ecco poi l’intervento anche di Arpa, Inail e Usl.

Arpa, Inail e Usl I rappresentanti di Arpa, Inail e Usl hanno ripercorso le varie tappe legislative e normative che regolano la questione amianto. È emerso, tra l’altro, che l’ultimo aggiornamento da parte di Arpa sulla presenza di amianto in siti pubblici e privati risale al 2007 e che sarebbe necessaria una nuova mappatura della situazione. I rappresentanti dei Comuni e della Regione hanno spiegato le difficoltà di affrontare un problema che riguarda la bonifica dei siti produttivi attivi e dismessi, la tutela dei lavoratori esposti e l’abbandono di materiale nel territorio per evitare i costi dello smaltimento autorizzato. Secondo Paolo Stranieri dell’Arpa «l’Agenzia nel passato ha avuto un ruolo legato al progetto per l’individuazione dei siti pubblici e privati con presenza di amianto, attività che abbiamo condotto fino al 2007. C’è stato poi un tentativo, senza seguito, di aggiornamento delle varie situazioni. Pertanto il nostro ruolo attivo in questo contesto si è fermato al 2007. Abbiamo inoltrato 2800 schede, ne sono rientrate 220, di cui 104 segnalavano presenza di amianto». «La legge 257/92 – ha spiegato Alessandra Ligi, direttore Inail –ha previsto anche benefici nei confronti dei lavoratori esposti al rischio amianto per un periodo almeno decennale. La legge è stata poi rivisitata per andare ad intercettare, in maniera più equa, tutti coloro che erano sottoposti ad un rischio potenziale per esposizione all’amianto. Nel territorio umbro sono pervenute circa 20mila domande, particolarmente concentrate nell’area ternana, istruite e valutate delle quali sono state emesse relative certificazioni. E proprio nell’area ternana su 6047 richieste abbiamo rilasciato 4483 certificazioni positive. Il periodo espositivo viene considerato entro il 1992. Registriamo in crescita la patologia di mesoteliomi da amianto».

Narni A fare il punto su Narni presente il sindaco Francesco De Rebotti. «Ai lavoratori della Sgl è stato riconosciuto un diritto fino alla fine degli anni ‘90, creando un precedente che potrebbe valere anche per altri esposti all’amianto. Diverse persone che sono in una situazione di incertezza potrebbero fuoriuscire dal mondo del lavoro con garanzie precise e diritti acquisiti. I risultati del monitoraggio di Arpa sulla presenza dell’amianto non sono stati confortanti, dato che si basava sulla denuncia da parte dei cittadini. Nelle industrie il fenomeno amianto è più conosciuto, anche se i siti dismessi o da bonificare rappresentano un tema forte da affrontare prima possibile».

Terni Al tavolo anche Federico Nannurelli, tecnico del Comune di Terni. «A Terni esistono problemi rilevanti per siti dimessi, attivi e per il patrimonio edilizio. Non esiste una mappatura aggiornata, abbiamo istituito un servizio di segnalazione da parte dei cittadini per quanto riguarda la presenza dell’amianto. Negli ultimi anni abbiamo attivato molti interventi. Abbiamo redatto un piano di salute pubblica in cui sono indicate azioni come la autosegnalazione delle coperture di amianto e la loro condizione di degrado. Bisognerà realizzare una mappatura che evidenzi le zone a maggiore concentrazione per poi valutare interventi di bonifica».

Foligno Per Foligno era presente Gianluca Massei, tecnico comunale. «Esiste la piaga dell’abbandono dell’amianto sul territorio, c’è un servizio di rimozione che però richiede molte risorse ed ha lunghi tempi di procedura. Ci basiamo sulle segnalazioni dei cittadini e sul lavoro di ricognizione circa la presenza di amianto, viene poi coinvolta la Asl per valutare la situazione. Se il proprietario non procede emettiamo delle ordinanze per la messa in sicurezza. Molte di esse riguardano edifici dismessi o in via di dismissione, come le Officine grandi riparazioni: lì è iniziato un programma di smantellamento per rimuovere l’amianto della centrale termica, che dovrebbe finire nel 2020. Negli edifici pubblici sono stati fatti interventi di bonifica. Ci sono 2 immobili del Comune, non utilizzati, in cui è presente l’amianto: una parte dell’ex Foro Boario, dove ci sono ancora coperture in eternit, e una copertura della palestra, sotto monitoraggio, ma su cui intendiamo intervenire entro il 2017».

I consiglieri Al dibattito hanno partecipato anche diversi consiglieri regionali. «Questa audizione conferma – ha spiegato Andrea Liberati del Movimento Cinque Stelle – l’illegalità conclamata dello Stato italiano. È emerso che gli ispettori Inail non avrebbero incontrato amianto procedendo a verifiche sugli stabilimenti Thyssen Krupp, ma in realtà, i controlli verrebbero effettuati soltanto sulla carta, sulla base dei documenti forniti dall’azienda. Dalla Asl apprendiamo che le verifiche sulla presenza di fibre di amianto in aria sono svolte da consulenti di parte, mentre sulle necessarie controverifiche di matrice pubblica non sono emersi atti scritti. La magistratura ferma le lancette dell’amianto al 1992, come decisero allora politica e sindacati». Per Claudio Ricci (Ricci presidente) «il quadro regionale deve rendere sistematici i dati e fare una ricognizione complessiva ed unitaria del tema. È necessario un rapporto regionale con una mappatura delle situazioni presenti. Individuare i fronti finanziari e coordinare l’attivazione di una bonifica generale ed estesa. I lavoratori umbri devono avere le stesse garanzie previste nel resto del Paese». «Il mattatoio di Terni – ha spiegato Emanuele Fiorini della Lega Nord – ha i tetti di amianto. La società che lo gestisce dovrebbe occuparsi della bonifica, ma non lo ha fatto. In quell’edificio dovrebbe poi realizzarsi il palazzetto dello sport e quindi si rischia che i costi della bonifica ricadano sul Comune».

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