martedì 27 settembre 2016 - Aggiornato alle 22:37
18 luglio 2016 Ultimo aggiornamento alle 14:35

Amianto, audizione: «Eliminare discriminazioni per lavoratori umbri». Obiettivo: una legge regionale

Ascoltati i rappresentanti di Inail e Ona: «Fare giustizia per chi lavora in Ast, Sgl e Officine di Foligno». Edifici pubblici: 137 ancora da bonificare

Amianto, audizione: «Eliminare discriminazioni per lavoratori umbri». Obiettivo: una legge regionale
La commissione sulla questione amianto

di Iv. Por.

In Umbria sono stati rilevati 137 edifici pubblici ancora da bonificare dall’amianto. E intanto ci sono centinaia di lavoratori di siti come Officine GR di Foligno, Thyssenkrupp di Terni, Sgl Carbon di Narni che chiedono di poter accedere ai benefici fino al 2003, come quelli di altre regioni. Se ne è discusso nel corso dell’audizione della Seconda commissione del Consiglio regionale, presieduta da Eros Brega, sollecitata da un’interrogazione dei consiglieri Liberati e Carbonari (M5s) e alla quale hanno preso parte, tra gli altri, Massimo Pennesi (direttore Ispettorato nazionale del lavoro) e Ezio Bonanni (presidente dell’Osservatorio nazionale amianto – Ona). Al termine della seduta è stato deciso di dar luogo, sin dalla prossima settimana, ad una serie di audizioni con tutti i soggetti interessati alla materia, a partire da quelli istituzionali. Obiettivo: una legge regionale per implementare le attuali normative nazionali.

Amianto tema caldo «Negli ultimi mesi – ha spiegato Massimo Pennesi – a livello nazionale c’è stata una ripresa del contatto con le istituzioni governative su questo tema, perché a fronte del piano nazionale dell’amianto, documento faticosamente messo a punto negli anni passati (primi mesi del 2013), in realtà l’attenzione nella fase attuativa si è sostanzialmente allentata. A maggio, su forte spinta delle associazioni, anche a livello di Governo è stato costituito un comitato interistituzionale, composto da tutte le amministrazioni ed allargato al coordinamento tecnico delle Regioni e ad altre rappresentanze. La Presidenza del Consiglio ha quindi costituito questo organismo politico, oltre ad un altro di tipo tecnico per affrontare problematiche specifiche. Siamo in attesa della richiesta delle designazioni dei vari rappresentanti. È in ripresa quindi l’interesse sul tema amianto, sia dal punto di vista ambientale, di tutela delle vittime, sia rispetto ai benefici pensionistici».

Mappatura: 137 siti La situazione umbra prevede una mappatura sull’amianto. L’Arpa regionale ha effettuato una serie di interventi per la mappatura completa degli immobili ad uso pubblico con problemi di contaminazione. Sono 137 gli immobili censiti sui quali sarà necessario intervenire attraverso bonifica. Dal punto di vista industriale, le tre aree di concentrazione più importanti sono: le Officine GR di Foligno, la Thyssenkrupp di Terni e la Sgl Carbon di Narni. «In questi anni – ha sottolineato Pennesi – sono state portate a termine diverse bonifiche, seppure con difficoltà visti gli alti costi degli interventi. Per quanto attiene la Thyssen, il riconoscimento dell’amianto a livello ambientale, ha riguardato la realtà di Torino. Il riconoscimento deriva da un atto di indirizzo ambientale ministeriale (2001-2002) che considerava la realtà produttiva di Torino, ma non quella di Terni. Gli atti di indirizzo nascono come strumento para-normativo, che fungono da indirizzo per l’Inail, soggetto chiamato ad emettere certificazioni riguardo alle esposizioni. Tutto ciò in relazione a pratiche sollevate in tavoli ministeriali coordinati dal sottosegretario competente ai quali partecipavano le parti sociali che sottoponevano al ministero i siti e le mansioni da prendere in considerazione per le esposizioni. L’unica questione sottoposta al ministero riguardava soltanto Torino. Il ministro Poletti si era reso comunque disponibile a riconsiderare la questione Thyssen relativamente a Terni».

Bonifiche importanti Pennesi ha quindi risposto ad alcune domande poste dai commissari presenti. Silvano Rometti (Ser) ha osservato che «il ministero, anche in assenza di sollecitazioni, avrebbe dovuto comunque tenere conto della realtà Thyssen di Terni al pari di quella di Torino. Si tratta – ha detto – di una tematica esplosa da circa 20 anni per la sua pericolosità. Il ruolo che dovranno avere le Regioni in proposito va attentamente approfondito». Claudio Ricci (Rp) ha definito un «problema ed una questione importante il quadro di bonifica ambientale diffusa», sottolineando l’importanza di «capire bene come agire e con quali strumenti», proponendo infine «un atto ricognitivo da parte della Commissione che possa dare vita ad una risoluzione condivisa prodromica al quadro legislativo per un’implementazione normativa nazionale». Andrea Smacchi (Pd) ha sottolineato l’emergere di «un quadro che, a prescindere dal ruolo del ministero, nella maggior parte dei casi è stato assolto dall’azienda e dalle parti sociali e, di fatto, è prevalso l’aspetto privatistico rispetto a quello pubblicistico. Ci sono state spesso trattative all’interno dell’azienda di cui non abbiamo avuto sentore. A maggior ragione è necessario lavorare per risolvere una problematica che riguarda tutti coloro che sono stati a contatto con l’amianto».

Umbria discriminata Ezio Bonanni ha rimarcato come «di fatto l’Umbria è stata discriminata rispetto alle altre regioni, per una scelta politica e sindacale. Il ministero del Lavoro ed il Ministro hanno l’obbligo giuridico, oltre che il dovere morale, di trattare tutti i lavoratori allo stesso modo, sia per quanto riguarda la tutela della salute che pensionistica. Affermare che nella Thyssen di Torino c’è stato amianto fino al 2003, mentre in quella di Terni fino al 1992, significa anche sottrarre ai lavoratori la prevenzione e farli lavorare ancora molti anni in più su luoghi di lavoro esposti all’amianto. Questa scelta politico-sindacale e la mancanza di applicazione del principio di uguaglianza è una violazione gravissima che incide anche sulla salute. E questo vale anche per altri siti umbri, come le Officine GR di Foligno e la Sgl di Narni e circa altri 150 siti da noi censiti. C’è stata quindi esposizione e mancanza di controllo sanitario. Il Ministero non può rispondere soltanto su sollecitazioni del sindacato, ma deve intervenire a prescindere, deve trattare tutti allo stesso modo e correggere l’atto di indirizzo integrandolo, aggiungendo i siti lasciati fuori. Le Regioni dovrebbero evidenziare al Ministro che nell’atto di indirizzo emanato nel 2001 c’è questa dimenticanza e che i lavoratori umbri non possono essere discriminati. Noi chiediamo l’applicazione di una legge dello Stato, di un diritto democratico imperniato sulla salute. È necessaria una normativa uniforme, a livello regionale, sulla sorveglianza sanitaria».

Richieste dell’Ona I rappresentanti dell’Ona, in conferenza stampa, hanno poi formulato alcune richieste: «Chiediamo al ministro Poletti di integrare l’atto di indirizzo, redatto nel 2001 che sancì questa discriminazione. E chiediamo alla Regione Umbria di farsi portatrice di questa istanza presso il ministero, ma anche di attivare una sorveglianza sanitaria con esami gratuiti per verificare la presenza di amianto nell’organismo». «Questa audizione è un ottimo punto di partenza – ha dichiarato il coordinatore regionale Ona Niccolò Francesconi -. Non ci devono essere morti di serie A e di serie B, né aziende di serie A e di serie B, non ci devono essere lavoratori tutelati e altri non presi in considerazione». All’incontro organizzato dall’Ona, presente anche la deputata del M5s Tiziana Ciprini, che ha annunciato che giovedì 21 luglio il ministero risponderà alla sua interrogazione in materia in commissione Lavoro della Camera.

M5s: «Azzerare polemiche» A margine della riunione, Andrea Liberati (M5S) ha precisato che «le polemiche del passato sono come l’acqua che non macina più. Oggi, in Regione, sul tema amianto, si riparte da zero, da situazioni che riguardano la Conca ternana, quindi il polo narnerse e le Officine GR di Foligno, per la salvaguardia dei lavoratori e delle loro famiglie. Dobbiamo evitare le discriminazioni che ci sono state fino ad oggi. È il momento di ripartire tutti insieme per assicurare quelle maggiorazioni contributive a coloro che sono stati esposti all’amianto, come è stato consentito in analoghe situazioni per poli produttivi di medesimo genere fino al recente passato in altre parti d’Italia. Questo per fare in modo che dai prossimi mesi anche il Governo riconosca quanto è sotto gli occhi di tutti. Ovvero, veri e propri drammi familiari e sociali che lo Stato deve affrontare in modo finalmente serio anche in Umbria».

Brega: «Legge unitaria» Il presidente Eros Brega ha sottolineato come «oggi ha avuto inizio un lavoro importante e delicato su cui va evitato ogni tipo di strumentalizzazione. Si parla di lavoro e salute, quindi l’obiettivo della Commissione è giungere quanto prima alla compilazione di un quadro regionale relativo alla presenza e alle problematiche dell’amianto. Entro settembre – ha assicurato – dovremo concludere la fase delle audizioni per arrivare ad una iniziativa legislativa che auspico unitaria, che possa tenere conto delle istanze e delle proposte che stanno emergendo, tesa a sortire una normativa nazionale che dia finalmente risposta ad una questione di civiltà e giustizia del diritto del lavoro».

Rossi: «Fare chiarezza» Sulla questione era intervenuto in mattinata anche il senatore Pd, Gianluca Rossi, che ha chiesto come «deve essere definitivamente chiarita una questione che si sta riproponendo da troppo tempo, ossia la vicenda relativa ai lavoratori di Ast amianto-esposti: si sostiene che, al tempo della vertenza Ast, il ministro Poletti avesse già firmato un’intesa che avrebbe riconosciuto il prepensionamento per 300 dipendenti. L’accordo sarebbe stato poi disatteso per dare corpo al “piano industriale Morselli”, le cui conseguenze sono note a tutti». Per Rossi «è fondamentale che si faccia chiarezza su questa vicenda e si svisceri con precisione chirurgica ogni singolo dettaglio, senza lasciare più spazio a ulteriori dubbi, che finirebbero per animare nuove aspettative. E’ importante – conclude il senatore – stabilire univocamente quali prospettive ci sono realmente e cosa è accaduto al ministero dello Sviluppo economico».

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