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16 agosto 2016 Ultimo aggiornamento alle 19:06

Addio a un gigante del vibrafono: è morto Bobby Hutcherson. UJ: «Tutto per lui sembrava facile»

Il musicista si è spento nella sua casa californiana a 75 anni a causa di un enfisema. Circa 40 i dischi a suo nome oltre alle firme su capisaldi della storia del jazz

Addio a un gigante del vibrafono: è morto Bobby Hutcherson. UJ: «Tutto per lui sembrava facile»
Hutcherson in un concerto nel 1982

di D.B.

Si è spento il giorno di Ferragosto nella sua casa californiana Bobby Hutcherson, tra i più grandi vibrafonisti della storia del jazz e protagonista di tanti concerti nelle notti perugine e orvietane di Umbria Jazz, l’ultimo dei quali nel 2010. Hutcherson aveva 75 anni e ad annunciarne la morte è stato un portavoce della famiglia, che ha spiegato come il vibrafonista stesse da tempo combattendo contro un enfisema. Una carriera lunghissima quella del musicista, iniziata all’alba degli anni Sessanta, lungo il passaggio dal bebop a un linguaggio più free. Decenni costellati da circa 40 dischi a suo nome (l’ultimo, «Enjoy the view», nel 2014 col sassofonista David Sanborn), e firme su capisaldi della storia del jazz come «Out to lunch» di Eric Dolphy e «One step beyond» del sassofonista Jackie McLean, con il quale si esibì proprio a Perugia nel 1983.

Un grandissimo Per un quindicennio, tra i ‘60 e i ‘70, Hutcherson è stato uno degli elementi di punta della Blue Note in anni in cui la casa discografica aveva dato spazio a molti giovani e innovativi artisti.Dopo l’avventura con la Blue Note i dischi con la Columbia e con la Landmark insieme a McCoy Tyner, Sonny Rollins, Dexter Gordon e Herbie Hancock e, finita la parentesi europea insieme alla Kind of Blue, il ritorno alla Blue Note col lavoro del 2014. Spesso con due bacchette per mano, ha fatto del vibrafono uno strumento per ricercare un suono squillante ed espressivo, ricco di emozioni. «Un grandissimo del jazz ci ha lasciato. Con Bobby Hutcherson – dice Umbria Jazz in una nota – se ne è andato un maestro del vibrafono, un innovatore, un talento purissimo. Uno di quei musicisti per i quali tutto sembrava facile, tanta era la naturalezza, la musicalità, la straordinaria semplicità con cui veniva risolta anche la frase più intricata. Con Lionel Hampton e Milt Jackson, Bobby Hutcherson ha scritto la storia del suo strumento, una storia che potrebbe benissimo essere riassunta in questi tre soli nomi. Se certamente era a suo completo agio nelle atmosfere incandescenti delle jam session in cui si suonava hard bop, Hutcherson va però ricordato anche per aver partecipato, per esempio con Andrew Hill o Eric Dolphy, a operazioni stilisticamente più avanzate, a dimostrazione di un raro eclettismo.

Raro eclettismo Con Lionel Hampton e Milt Jackson, Bobby Hutcherson ha scritto la storia del suo strumento, una storia che potrebbe benissimo essere riassunta in questi tre soli nomi. Se certamente era a suo completo agio nelle atmosfere incandescenti delle jam session in cui si suonava hard bop, Hutcherson va però ricordato anche per aver partecipato, per esempio con Andrew Hill o Eric Dolphy, a operazioni stilisticamente più avanzate, a dimostrazione di un raro eclettismo». «Semplicemente, “Hutch” – ricorda ancora il festival – poteva suonare tutto. Hutcherson è stato uno dei musicisti più assidui delle edizioni di Umbria Jazz, a partire dalle prime, quando il suo nome era spesso associato a quelli di Cedar Walton, George Coleman, Billy Higgins, fino alle più recenti: l’ultima delle otto complessive (tra cui una a Orvieto) fu nel 2010, ancora con Walton. Chi lo ha conosciuto bene, nei suoi soggiorni a Perugia, ricorda un uomo completamente calato in quella dimensione umana, non solo artistica, che contraddistingue gli uomini del jazz veramente grandi».

Twitter @DanieleBovi

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