giovedì 29 settembre 2016 - Aggiornato alle 10:25
6 giugno 2016 Ultimo aggiornamento alle 16:24

A Castello la vittoria ‘fotocopia’ di Bacchetta. Assisi, Pd al ballottaggio grazie al centrodestra

L'analisi del voto: nella città dell'Alto Tevere risultati identici al 2011, il centrodestra diventa a trazione leghista. Ad Amelia persi da Maraga quasi 1.800 voti, boom del M5S

A Castello la vittoria ‘fotocopia’ di Bacchetta. Assisi, Pd al ballottaggio grazie al centrodestra
Al centro Luciano Bacchetta

di Daniele Bovi

Qualche luce e molte ombre sulle quali riflettere per il Pd e per il centrosinistra umbro. Il giorno dopo la tornata amministrativa per i partiti, smaltita la sbornia notturna, è tempo di fare i conti in un quadro dove si notano dinamiche diverse per realtà diverse. Prima di parlare dei risultati però bisogna sottolineare un dato, quello dell’affluenza che scaccia gli incubi di coloro che temevano un forte astensionismo: in Umbria c’è il record di partecipazione a livello nazionale (71,06 per cento), in linea con quanto successo nei centri più piccoli del paese. Le partite politicamente più pesanti erano tre. Partendo da quella numericamente più rilevante, ovvero Città di Castello, Luciano Bacchetta centra un risultato sul quale in pochi erano pronti a scommettere alla vigilia, tutt’altro che facile da ottenere per il centrosinistra, ovvero una vittoria al primo turno addirittura ancora più rotonda rispetto a quella di 5 anni fa (53% contro il 51%).

LA DIRETTA DELLO SPOGLIO

Fotocopia Qui, in uno scenario frammentato come quello del 2011 (sei candidati allora, cinque oggi), i risultati del centrosinistra, che si presenta con lo stesso assetto a tre (Pd, socialisti e sinistra) sono una fotocopia di quelli di cinque anni fa: 6.248 voti il Pd (erano 6.679 nel 2011), 4.587 i socialisti che confermano il loro zoccolo duro (erano 4.357) e 964 la sinistra, che allora quando univa Prc e comunisti italiani ne raccolse 977. Insomma, il centrosinistra e la sua rete di candidati ‘tengono’ sul territorio, conquistando due punti in più grazie al calo dell’affluenza (qualcosa meno di cinque punti): 12.013 voti nel 2011 e 11.852 domenica. In casa del centrodestra invece, sostanzialmente compatto come cinque anni fa, i consensi crescono in termini assoluti e percentuali ma cambiano in modo radicale i rapporti di forza.

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Città di Castello Il centrodestra della più importante città dell’Alto Tevere è ora a netta trazione leghista, che triplica o quasi i voti (da 939 a 2.494) mentre Forza Italia è ridotta ai minimi termini (poco più del 4% contro l’11,5% del fu Pdl); bene anche i Fratelli d’Italia con oltre il 5,5%. Insomma, la golden share della coalizione ce l’hanno coloro che si iscrivono nel filone della destra nazionale e sovranista. L’altro match decisivo di questo 2016 è Assisi dove il Pd con un candidato non suo riesce a centrare un ballottaggio ‘storico’ più che altro grazie alla frammentazione del centrodestra. Nel 2011 infatti il quadro era molto più semplice: un centrodestra ‘ufficiale’ che con la corazzata Ricci centra la vittoria al primo turno col 50,8%, lo sfidante sempre di area di centrodestra Giorgio Bartolini (spalleggiato da Udc e finiani) e il centrosinistra di Carlo Cianetti. Per l’eredita di Ricci però, uno dei grandi sconfitti di domenica (la ‘sua’ Patrizia Buini si ferma al 3,5%), come succede anche nelle migliori famiglie si scatena la guerra, spesso basata su motivazioni più personali che squisitamente politiche.

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Assisi Di fatto i candidati riconducibili a quella area sono ben quattro: Lunghi, Mignani (capace però di pescare anche nel centrosinistra), Buini e Bartolini, con quest’ultimo che incarna ora il centrodestra ‘ufficiale’, quello che centra il 27,2% in special modo grazie alla sua lista civica (10,5%), ai Fratelli d’Italia (6,8%) e alla Lega (5,7%, dai 494 voti del 2011 agli 840 di domenica). Forza Italia? Ferma al 5%. Ora il grande rebus sta nel riuscire a capire se in queste due settimane che separano Assisi dal ballottaggio il centrodestra (che rappresenta l’orientamento nettamente prevalente dell’elettorato assisano) saprà in qualche modo riunirsi o se con trame, sottotrame e sgambetti consegnerà la città per la prima volta in mano a un Pd che guadagna un centinaio di voti in più rispetto al 2011 (da 2.216 a 2.323). Di sicuro, Perugia docet, il ballottaggio è un’altra partita e nulla è scontato.

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Il confronto All’epoca in gara c’era un centrosinistra vecchio stile, con il Pd a guidare e altri tre partiti o liste dell’area di sinistra. Oggi invece i dem hanno scelto Stefania Proietti, cattolica molto vicina agli ambienti ecclesiastici della città e al posto di Sel e Idv ci sono i Cristiano riformisti e i civici della candidata. Il risultato però, numeri alla mano, rispetto al candidato ben più orientato a sinistra di allora (Carlo Cianetti) non cambia: l’area aggregata dal Pd conquista circa un quarto dell’elettorato e Cianetti allora ottenne 4.634 voti sul suo nome, quasi 600 in più rispetto a Proietti che a sinistra ha però Luigino Ciotti, fermo al 3,7%. Per lei, comunque, la partita è aperta e molto conteranno le alleanze che verranno tessute nelle prossime ore.

MARAGA: SCONFITTA INASPETTATA MA NON MOLLO

Amelia La scoppola più dolorosa per il Pd è arrivata ad Amelia, dove il partito schierava il suo unico candidato ‘ufficiale’, il giovane Riccardo Maraga. La lista del sindaco uscente, con un’affluenza simile a quella del 2011, perde quasi 1.800 voti (2.295 contro 4.086), mentre il centrodestra di Laura Pernazza vince con 300 in meno di quelli presi da Emanuele Pasero, secondo classificato nel 2011. Al sindaco uscente, che ha perso per 160 voti, mancano quelli della sinistra stavolta fuori dalla coalizione (Nadia Moretti ne ha presi 293) e soprattutto quelli che, in parte, sono andati al M5S. I pentastellati centrano ad Amelia il miglior risultato della regione con quasi il 23%: un dato anomalo rispetto al resto dell’Umbria, dove il M5S non brilla oscillando tra il 7% di Castello e l’11% di Assisi, anche se continua a piazzare candidati dentro i consigli comunali. Numeri, quelli di Amelia, che secondo chi conosce il territorio si spiegano non tanto con la forza del candidato pentastellato quanto con un voto di protesta che ha penalizzato in particolar modo il centrosinistra.

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Nocera Ko senza appello per il Pd anche a Nocera. Il centrodestra del sindaco Giovanni Bontempi ottiene quasi 100 voti in più rispetto a un anno fa, mentre il centrosinistra col dem Buriani ne prende 200 in meno di Valter Ruggiti, che nel 2011 aveva chiuso anche lui intorno oltre il 30%. Discorso a parte per i comuni più piccoli come Bettona e Bevagna, dove il Pd, ufficialmente senza candidati, dovrà fare un lavoro di profonda ricostruzione del gruppo dirigente. Nella prima la spunta il centrodestra con l’ex sindaco Lamberto Marcantonini, mentre la faida tutta intera al centrosinistra bevanate la vince Annarita Falsacappa.

Twitter @DanieleBovi

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