domenica 25 settembre 2016 - Aggiornato alle 19:23
11 luglio 2016 Ultimo aggiornamento alle 17:33

A Bu, sbarca il primo pianista cinese della storia di Umbria Jazz: «Petrucciani e Jarrett i miei preferiti»

Lunedì alla sala Podiani della Galleria nazionale ha tenuto il suo unico concerto al festival suonando molti brani suoi: «Come definisco la mia musica? Semplicemente è la mia»

A Bu, sbarca il primo pianista cinese della storia di Umbria Jazz: «Petrucciani e Jarrett i miei preferiti»
A Bu alla Galleria (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Non solo il 13enne Joey Alexander. Sotto la voce «baby prodigi» molta critica ha classificato il 16enne cinese A Bu, che si è seduto di fronte a un Fazioli lunedì a mezzogiorno alla sala Podiani della Galleria nazionale; un concerto della rassegna «Jazz goes to the museum» inserito a pieno titolo nel cartellone di Umbria Jazz 2016. Intorno all’esibizione del giovane pianista, il primo di nazionalità cinese della pluriquarantennale storia di Umbria Jazz, c’era attesa e una certa curiosità. Il concerto nasce nell’ambito della tela che si sta tessendo tra il festival, la Fondazione Italia Cina, la Regione e la Cina. Carlo Pagnotta, direttore artistico della manifestazione, lo aveva sentito suonare già al festival di Montreux ed essendo rimasto colpito dal talentino, quando Fondazione (che ha patrocinato il concerto di lunedì), Regione e festival a novembre stavano preparando la missione in terra cinese della primavera scorsa, è stata chiesta ai produttori cinesi la possibilità di far suonare A Bu già a primavera, e così è stato.

FOTO: IL CONCERTO

Il concerto Poi lo sbarco a Umbria Jazz e la stretta di mano, avvenuta nella sala che Fazioni ha allestito all’interno dell’hotel Brufani, tra il giovane cinese e l’ancor più giovane Alexander, che rimarrà in città per tutta la durata del festival. Dai Liang, che si fa chiamare A Bu, da qualche tempo studia piano classico e jazz alla Juilliard school di New York, la città migliore, essendo il centro mondiale del jazz, per un musicista che abbia voglia di crescere e di confrontarsi con tutto ciò che musicalmente parlando si agita nella Grande Mela. Nel 2014 ha fatto alle stampe «88 tones of black and white», album in cui attinge a piene mani dal repertorio classico dove c’è molto Coltrane (altro fattore che lo unisce ad Alexander), il Gillespie di A night in Tunisia, Punto Cubano di Valdes, Bill Evans e altro ancora. Per quanto riguarda il concerto di lunedì invece il pianista ha scelto più che altro pezzi scritti di suo pugno (come «Return to the sun») mostrando grande musicalità e alternando momenti blues ad altri dalle venature jazz o che mostrano il suo background da pianista classico. A Bu cambia atmosfere e modelli mettendo in luce la sua tecnica e suonando bella musica, senza troppe etichette.

VIDEO: IL CONCERTO

La mia musica «Come definisco la mia musica? Si può dire jazz ma al di là delle definizioni che non mi importano – risponde A Bu dopo il concerto a Umbria24 – è la mia musica, e oggi ho suonato più che altro dei pezzi scritti da me». Tra i modelli ai quali il giovane pianista guarda, ci sono due pezzi da 90: «I miei preferiti – dice – sono Michel Petrucciani e Keith Jarrett». Per A Bu quello di Umbria Jazz è il battesimo in terra italiana: «Starò qui solo due giorni – spiega -, sono arrivato ieri e domani suonerò ancora in Italia, è la mia prima volta qui. Di Umbria Jazz ho sentito parlare già qualche anno in Cina, grazie a un amico. Tra l’altro la sala in cui ho suonato è bellissima».

Twitter @DanieleBovi

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