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lunedì 20 maggio 2013 - Aggiornato alle 03:18
28 aprile 2012 Ultimo aggiornamento alle 16:37

Il «Sud che resiste» di don Aniello Manganiello: «Gomorra? Bello, ma non lascia speranza»

Don Aniello ieri ospite del Festival del giornalismo (foto Manti)

di M.Alessia Manti

Oltre Gomorra c’è un Sud che resiste, pieno di gente che ha speranza e voglia di rinascita. Lo sa bene don Aniello Manganiello, prete di frontiera che due anni fa, nonostante le fiaccolate con più di duemila fedeli e le firme raccolte per chiedere ai vertici ecclesiastici di farlo restare, è stato trasferito da Scampia in un quartiere di Roma per «motivi di avvicendamento».

Il prete anti-camorra Quella di don Aniello è stata una vera e propria lotta contro la camorra. Più volte ha denunciato le piazze di spaccio e ha strappato al «sistema» tantissimi giovani, rifiutandosi di dare la comunione ai camorristi e di battezzare i loro figli. Una presa di posizione che gli è costata le minacce della camorra. Con lui la comunità di Scampia aveva ricominciato a lottare per ricostruire un futuro per le nuove generazioni. Venerdì è stato ospite dell’incontro Il Sud che resiste, all’interno del Festival internazionale del giornalismo e proprio di Scampia ha parlato partendo dal documentario (R)esistenza di Francesco Cavaliere, altro ospite insieme alla produttrice olandese Wanda Glebbek, dell’incontro moderato dalla giornalista Conchita Sannino.

Il documentario «Con questo film – ha spiegato il regista – ho voluto dar voce alla gente comune che vive a Scampia, a coloro che resistono e combattono tutti i giorni per rendere il loro quartiere un posto migliore nel quale continuare a vivere». Oltre a don Aniello, tra i personaggi che hanno raccontato la loro esperienza quotidiana ci sono gli operatori sociali come Ciro Corona e Angelo Ferrillo, l’ex boss camorristico oggi redento Tonino Torre, la band ‘A67, due ex tossicodipendenti oggi volontari come Daniela Ruocco Terracciano e Marco Pirone, il giovane scrittore e poeta Emanuele Cerullo. «Ho cercato di raccontare le storie di tutti loro – ha detto Cavaliere – utilizzando direttamente il punto di vista di ciascuno, piuttosto che quello tipico dei mass media, spesso distorto per puri fini di audience e spettacolarizzazione».

Non solo denuncia «Ho apprezzato Gomorra – ha aggiunto a tal proposito Aniello – ma ne condanno la sua rappresentazione cinematografica perché non lascia speranza. Come del resto il titolo scelto da Saviano per il suo libro. Non basta la denuncia: occorre lottare per offrire nuove condizioni di vita, bonificare vaste aree, creare posti di lavoro, offrire alternative, diffondere la cultura, magari tenendo aperte le scuole fino alla sera».

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